ESERCIZIARIO
Traduzione dall’inglese del:
MANUALE DI ESERCIZI PER LO PSICOANALISTA COMUNICATIVO
( di Robert Langs)
CAPITOLO 1
INTRODUZIONE
I fattori che negli esseri umani determinano disfunzioni emozionali, o follia, sono molti, e ciò vale sia per i pazienti che per i terapeuti. Per follia intendo tutti i tipi di disturbi emozionali: psicotici, nevrotici, narcisistici, caratterologici e somatici. Dei fattori da considerare ( sociali e culturali, biologici e psicologici, intrapsichici e interpersonali, l’influenza della fantasia e della percezione, la storia individuale e familiare, ecc.) la psicoanalisi e le terapie psicoanalitiche da essa derivate, se ne sono occupate largamente, sia nelle dimensioni intrapsichiche che interpersonali della follia. In questo libro non si farà distinzione tra queste due modalità di trattamento poiché le idee e i mezzi presentati si applicano, con comparabile pertinenza, sia alla psicoanalisi che alla psicoterapia psicoanalitica.
La psicoanalisi ha cercato di risollevare il paziente dalla sua sofferenza psichica innanzitutto “stabilendo una cornice sicura” (framework) all’esperienza del trattamento, e offrendo una relazione di holding e contenimento con il terapeuta attraverso il silenzio, le interpretazioni, le ricostruzioni e il mantenimento della cornice in risposta ai comportamenti e alle libere associazioni del paziente, favorendo implicitamente una identificazione introiettiva inconscia col terapeuta efficace.
Questi elementi della cura sono interdipendenti. In particolare una solida relazione di holding deve essere sorretta, quando è necessario, da interventi che ripristinino una cornice sicura attraverso la convalida del lavoro interpretativo e ricostruttivo. Per contro, l’influenza costruttiva di una interpretazione convalidata che conduce le risorse adattative allo sviluppo e alla risoluzione del conflitto intrapsichico, deve essere sostenuta da una salutare simbiosi terapeutica: cornice e modalità relazionale ideali per una esperienza psicoterapeutica.
Nella modalità psicoterapeutica psicoanalitica è fondamentale il riconoscimento dell’importanza dei fattori inconsci in tutte le forme di follia. Nonostante il contributo di altre cause, una componente molto importante della disfunzione emotiva esiste interamente al di fuori della coscienza del paziente, trovando espressione soltanto in forma mascherata o codificata. Il paziente può rimuovere dalla coscienza non solo l’influenza dei fattori genetici o di altre esperienze, ma anche dei significati e delle funzioni delle sue libere associazioni e dei comportamenti immediati. Coloro che praticano la psicoanalisi e la psicoterapia psicoanalitica convengono che, dando supporto all’Io mediante un solido holding e una relazione di contenimento, l’introspezione (insight) specifica offertagli, basata su una valida interpretazione del suo materiale, porterà ad una varietà di conseguenze costruttive, tra le quali la risoluzione del conflitto, il cambiamento interpersonale, il riallineamento strutturale intrapsichico, lo sviluppo di nuove risorse adattative e una vera crescita.
Queste creeranno gradualmente una duratura risoluzione adattativa dei disordini emotivi del paziente.
Sebbene ci siano altri mezzi tramite i quali ottenere sollievo dalla follia, questi terapeuti dichiarano che il metodo più efficace e meno dannoso per risolvere i disturbi emotivi sia quello che riesce a penetrare il significato del materiale inconscio. L’essenza della tecnica della terapia psicoanalitica consiste quindi nella comprensione delle comunicazioni inconsce del paziente nei suoi messaggi nascosti o codificati. E’ quindi essenziale per un terapeuta, apprezzare ed essere capace di applicare pienamente questo tipo di ascolto attraverso il quale le espressioni inconsce del paziente, possono essere propriamente decifrate e comprese nei suoi validi significati e funzioni. Per molti anni gli psicoanalisti hanno creduto di aver comunemente condiviso un metodo di ascolto di questo tipo. Ci sono tuttavia, come documentato altrove ( Langs, 1981 a ), ampie dimostrazioni che così non è stato. Si rende quindi indispensabile, sia per noi terapeuti esperti che per quelli non esperti, tanto la conoscenza della natura della comunicazione inconscia quanto il perfezionamento dei mezzi attraverso i quali i messaggi in codice possano essere decodificati in maniera appropriata e incisiva.
ALCUNI MODELLI DI BASE
Nel suo più grande lavoro, “L’interpretazione dei sogni” (1900 a), Freud propose la sua singolare intuizione relativa al processo mentale umano, distinto in due forme di base che egli denominò pensiero del processo primario e del processo secondario. Il pensiero del processo secondario è un pensiero cosciente; è in accordo col mondo esterno e procede con singoli pensieri separati. Questi pensieri sono logici, sequenziali e confinati in significati manifesti. Il pensiero del processo primario avviene principalmente attraverso narrazioni ed immagini visive con significati multipli. Questo pensiero è fluido e non concerne la realtà oggettiva o il tempo sequenziale. Si sposta rapidamente senza un focus lineare e nel suo operare usa un set di meccanismi specifici e unici. Molte di queste idee, specialmente l’assunto per cui il processo mentale inconscio sia fuori dalla portata della realtà, e l’insuccesso nel riconoscere le difese profonde del pensiero cosciente, sono state prese in considerazione da studi sulla comunicazione (Langs, 1988 a, 1988 b). Ora definirò prima la posizione di Freud e quella degli psicoanalisti classici, quindi chiarirò le modifiche resesi necessarie per la comprensione comunicativa.
La base dalla quale Freud elaborò le leggi del processo primario è costituita dal resoconto del sogno. Egli riteneva che ricordi e fantasie solitamente rimosse dalla coscienza accedano di nuovo alla coscienza durante i sogni, quando le difese si allentano. Allo scopo di sperimentare queste immagini minacciose senza ansietà, il sognatore le trasforma inconsciamente, tramite il processo primario, in equivalenti verbali e visivi meno minacciosi. Il soggetto quando riporta il sogno, spinge queste immagini trasformate nelle narrazioni del processo secondario il quale fornisce un immediato significato di superficie; nel contempo però emergono anche i pensieri minacciosi repressi dai quali sono derivati. Questi pensieri rimossi sono latenti nelle immagini mascherate; è stata loro permessa l’espressione cosciente ma rimangono inconsci alla persona che racconta il sogno. Freud era interessato alle modalità in cui una fantasia o un ricordo che provoca ansia viene trasformato in un elemento manifesto del sogno, e viceversa, al modo in cui un sogno manifesto possa essere decifrato nei suoi significati latenti. La scoperta dei meccanismi di trasformazione indicherebbe quei processi, di scomposizione o di inversione di senso, al fine di decifrare gli elementi manifesti del sogno.
IL MODELLO DEL PROFONDO
Il modello originale di Freud riguardo al funzionamento intrapsichico, vuole che i contenuti mentali repressi, cercando di accedere alla coscienza, vengano tenuti a bada da una forza repressiva. Il modello usato per illustrare la sua ipotesi (il modello topografico presentato nella “Interpretazione dei sogni”, 1990 a), è oggi, nella maggior parte dei casi, abbandonato dagli analisti classici. Ma la sua immagine fisica continua a plasmare le idee degli psicoterapeuti attuali. Il modello del funzionamento intrapsichico è generalmente quello di una superficie che in qualche modo rivela ma anche nasconde una configurazione che giace più in profondità, ad un livello psichico più basso. Ecco perché la Psicoanalisi viene chiamata psicologia del profondo. Qualche volta l’immagine rappresentata è data da una superficie opaca che sovrasta i contenuti nascosti in profondità, accessibili solo tramite qualche nuova apertura (fresh opening).
Questo modello non è senza valore. Ha superato l’esame del tempo perché ha aiutato gli psicoterapeuti a visualizzare l’idea che i fattori inconsci contribuiscano a far emergere la follia.
Tuttavia il valore di qualsiasi modello psicologico e dinamico è limitato dalla natura concreta della sua immagine, che alla fine risulta fuorviante. Il modello del profondo rende oggettivo ciò che viene erroneamente chiamato “l’inconscio” in ciò che suggerisce come stato statico piuttosto che una interazione di forze dinamiche. Il modello porta alla cognizione di elementi fissi che premono verso l’alto in cerca di una via d’uscita, e al nesso che questi elementi hanno con pensieri, idee isolate o concrete. Il modello del profondo, di conseguenza , ha avuto importanti risvolti tecnici per la pratica della psicoterapia.
Induce lo psicoterapeuta a sondare, a tentare, a fare domande penetranti, a respingere associazioni di superficie chiedendo al paziente di muoversi più in profondità, di andare oltre o di tirare fuori in forma diretta e manifesta i contenuti nascosti della mente inconscia. Lo sforzo è diretto a farsi strada, a raggiungere quell’elemento inconscio mascherato che emerge. Una gran parte della tecnica e dell’ascolto psicoanalitico è stato modellato in tale forma. Il modello conduce ad una maggiore indagine attiva da parte dello psicoterapeuta, e alla convinzione che quelle associazioni, prodotte dal paziente in risposta a tale indagine, tendano a tradurre i contenuti sottostanti, nascosti.
Nell’esame di questo modello è arduo riconoscere l’assenza dell’ipotizzato processo di trasformazione e mascheramento. Nonostante Freud considerò questi meccanismi nel “L’interpretazione dei sogni” (1900 a), il modello di ascolto usato da molti psicoterapeuti è totalmente privo di riferimento al bisogno di smontare il mascheramento o di decifrare le immagini trasformate., nell’attesa che l’elemento inconscio salti fuori interamente dall’apertura operata dalle indagini dello psicoterapeuta. Una volta espresso direttamente, si suppone che il suo significato sia stato catturato. Comunque, ci sono considerevoli prove del fatto che il materiale inconscio non raggiunga, in questo modo, la superficie delle associazione del paziente. Così che il modello del profondo si è rivelato tanto fuorviante quanto utile.
La soluzione a questi problemi è data dall’approccio comunicativo, che non pone in rilievo la mente ed il processo mentale, ma piuttosto le espressioni consce ed inconsce della comunicazione. Questo tipo di approccio è in grado di trattare sia i fattori intrapsichici, interpersonali e interazionali delle disfunzioni emozionali, che di generare un modello riveduto e corretto della dimensione inconscia della follia.
L’APPROCCIO COMUNICATIVO ALLA FOLLIA
Stimolo e risposta adattativa
Lo sviluppo della follia può essere compreso con un semplice paradigma in termini di stimolo-risposta. In generale gli stimoli traumatici possono generare risposte disadattative che definiamo disfunzioni emozionali, o follia. Tra tutte le risposte possibili, i sintomi e le disfunzioni interazionali sono solo un tipo di risposta ad uno stimolo. Quando tuttavia appaiono questi sintomi e disfunzioni, la loro struttura inconscia si dimostra molto importante. Con la parola “inconscio” intendo quegli aspetti di uno stimolo che risiedono fuori dalla consapevolezza di chi crea lo stimolo e lo invia, di chi lo riceve, o di entrambi, ma ciò nonostante induce nel ricevente la tendenza a rispondere.
Gli aspetti inconsci dei messaggi inviati e ricevuti, e le risposte a questi messaggi, sono cruciali per lo sviluppo di un disordine emozionale e nella perpetuazione dei sintomi indicatori dei disturbi. Siccome sono esterni alla consapevolezza dell’esperienza individuale dei sintomi, questi fattori inconsci non possono essere espressi direttamente dall’individuo, bensì solo indirettamente attraverso messaggi che derivano da quei fattori inconsci ma simbolizzati dai contenuti mentali che sono coscienti.
Dal punto di vista della comprensione comunicativa lo stimolo può essere sia un messaggio diretto che un messaggio codificato ossia un’espressione avente contenuti e funzioni sia manifesti che latenti. Allo stesso modo, la risposta ad un tale stimolo ha spesso significati sia manifesti che latenti poiché il ricevente ha registrato consciamente e anche inconsapevolmente sia i significati consci che quelli inconsci di un messaggio ricevuto. Così una risposta ad uno stimolo, sintomatica o associativa, riflette in parte la registrazione inconsapevole delle implicazioni a quello stimolo, generando un messaggio di risposta codificato. Molto spesso il fattore chiave nello scambio emittente-ricevente, è la comunicazione inconscia tra i partecipanti e le loro espressioni, le cui implicazioni vengono registrate e hanno stimolato la risposta al di fuori della consapevolezza sia dell’emittente che del ricevente i messaggi codificati. La questione si pone su quale sia la prova che il ricevente abbia registrato gli aspetti inconsci dei messaggi codificati dell’emittente, in qualche forma al di fuori della sua consapevolezza. Questa prova è costituita dalle reazioni del ricevente al messaggio comunicato. In queste ultime vengono di solito incluse associazioni e comportamenti che accompagnano le implicazioni inconsce allo stimolo; in questo modo c’è una prova chiara che lo stimolo viene registrato inconsapevolmente e genera una una comunicazione di risposta.
In sintesi, da un punto di vista comunicativo, uno stimolo è un’espressione che contiene sia messaggi diretti che codificati. Conduce a una risposta che contiene, similmente, sia un messaggio diretto che codificato; messaggi che prendono forma sia dalla natura dello stimolo che dalle condizioni del ricevente. In psicoterapia quest’ultimo fattore, la condizione del paziente-ricevente, è rappresentato principalmente dallo stato della sua follia interna. Inoltre, la condizione del ricevente è comunque influenzata dal suo stato intrapsichico, dalle sue capacità costruttive, dalla sua storia genetica e così via. In sostanza, i messaggi codificati generano ulteriori importanti risposte codificate. Tali reazioni, diventano quindi nuovi stimoli che scatenano ulteriori risposte codificate. In tal modo si compiono dei cicli di interazione inconscia. Lo scopo dello psicoterapeuta sarà quello di sviluppare le tecniche atte a decodificare tali messaggi, sia che abbiano luogo tra il paziente ed il terapeuta all’interno della situazione del trattamento, sia tra il paziente e le figure esterne alla sua vita.
Da questo punto di vista, un sintomo è una risposta ad uno stimolo, disfunzionale e codificata, avente un significato manifesto ed uno latente. I sintomi generalmente coinvolgono per lo più messaggi codificati altamente mascherati e sono difficili da decodificare se non in modo molto generico. Per contro, i sogni ed altri tipi di libere associazioni, fungono spesso da veicoli a risposte codificate poco mascherate, e quindi più facili da decodificare. La valenza comunicativa delle risposte a stimoli consci e inconsci varia da paziente a paziente, lo stesso vale per il veicolo dell’espressione. Alcuni comportamenti prodotti sono veicoli più significativi dell’espressione inconscia, mentre altri non lo sono. Ciò nondimeno, nella situazione terapeutica, tutte le associaciazioni ed i comportamentidi un dato paziente, possono funzionare come veicoli di risposte codificate, allo stimolo che in quel momento la persona avverte. La follia stessa, quindi, deve essere considerata come un’espressione codificata: come una comunicazione inconscia i cui significati e funzioni implicite non possono essere manifestate direttamente dalla persona che vive quella condizione. Le associazioni prodotte in risposte di superficie, dimostrano che la follia fa emergere le sue basi inconsce per mezzo di aspetti derivati. Di conseguenza, lo psicoterapeuta nel processo di ascolto, deve concentrare i suoi sforzi nel decodificare i significati e le funzioni della follia alla luce degli stimoli che hanno contribuito a creare la sua esistenza. Va notato a questo riguardo, che le espressioni codificate di un paziente rifletteranno necessariamente la registrazione degli aspetti inconsci del terapeuta. La cura del paziente, o l’assenza di cura (e perfino la regressione), si compie in termini di messaggi sia consci che inconsci dal terapeuta verso il paziente. Uno degli scopi della psicoterapia è perciò quello di creare una interazione nella quale le espressioni del terapeuta verso il paziente, siano innanzitutto consce e dirette, con il minor grado possibile di valenza codificata. D’altra parte, le espressioni del paziente dovrebbero comunicare un significato molto meno rilevante e una quantità maggiore di implicazioni codificate.
Va riconosciuto che sebbene esistano innumerevoli percezioni e fantasie inconsce potenziali al di fuori della consapevolezza (sogni a occhi aperti, modo di vedere gli altri) , queste si svelano solo attraverso espressioni codificate e sono espresse per mezzo del mascheramento e della trasformazione. Di conseguenza, possiamo verificarne l’esistenza qualora siano state attivate da stimoli immediati , e ne possiamo trovare espressione nel materiale terapeutico del paziente.
COMUNICAZIONE DI MESSAGGI UNIVOCI E PLURIVOCI
Il modello comunicativo dovrebbe ridurre il senso di mistero ed il timore che accompagna la considerazione dei fattori inconsci della sofferenza psichica. Inoltre fa da complemento e supplemento alla psicologia del profondo di Freud (1900 a), ponendo l’enfasi sull’espressione umana piuttosto che sul processo mentale, e guardando l’espressione umana come risposta adattativa agli stimoli. In termini comunicativi, il processo primario ed il processo secondario del pensiero possono essere ridefiniti come la capacità di comunicare messaggi univoci e messaggi plurivoci. La comunicazione del messaggio univoco è usata in risposta a questioni esterne, pragmatiche; nelle espressioni del messaggio-univoco, il messaggio manifesto è la totalità della comunicazione proposta. La comunicazione del messaggio plurivoco è usata nelle situazioni cariche emotivamente, dove i fattori irrazionali giocano un ruolo significativo. Nella comunicazione del messaggio-plurivoco, l’espressione manifesta implica significati latenti, permettendo all’individuo di avere a che fare contemporaneamente sia con gli aspetti consci che con quelli inconsci dello stimolo disturbante. La mente si sposta da una forma di espressione all’altra a seconda di ciò che la situazione suggerisce. Come affermato da Freud, il veicolo manifesto di un messaggio-plurivoco, è in relazione con le sue implicazioni latenti tramite un “ponte tematico”.
L’approccio comunicativo evidenzia il fatto che l’accesso al significato inconscio di un messaggio-plurivoco, comportamentale o verbale, ovvero l’espressione emozionale di superficie è il tramite di quella espressione di superficie: il manifesto è un segno o un simbolo del latente ( ciò che viene significato o simbolizzato). Il tema situato nell’immagine manifesta, o contesto, deriva ed appartiene ad un’immagine o contesto ancora inconscio. E’ così che avviene la comunicazione inconscia. Semplificando: una comunicazione cosciente riguardo la situazione (contesto) A, sottende una comunicazione su una situazione (contesto) B che è esterna alla coscienza.
Questo processo di spostamento è difensivo. Protegge una persona non solo dalle fantasie e dai ricordi repressi, come Freud determinò tramite i sogni, ma anche dalle percezioni di situazioni esterne minacciose. Ironicamente, i mezzi con i quali noi preserviamo la nostra integrità mentale, ossia le comunicazioni inconsce, se troppo usate forniscono la base per una forma di follia: si reagisce alla situazione B come se di fatto fosse la situazione A.
CONSEGUENZE TECNICHE DEL MODELLO COMUNICATIVO
Il modello comunicativo, in quanto psicologia del mascheramento e della trasformazione, si avvale di una tecnica specifica di “traduzione” del materiale espresso dal paziente, differente da quella usata dallo psicoterapeuta per esplorare il profondo. Quest’ultimo descriverebbe la seduta ideale come risultante dalla presunta irruzione del materiale, inconscio o represso, della parte inconscia della mente. Dal punto di vista fenomenologico questo si direbbe che accade quando, a causa di pressioni interne del paziente o del terapeuta, emerge un ricordo,pensiero o fantasia che non è stato in precedenza riportato dal paziente. In termini pratici , generalmente significa che il paziente ha verbalizzato un’implicazione di quell’immagine o pensiero riportato in precedenza.
A volte, tuttavia, il nuovo materiale ne è privo. L’errore in questa linea di pensiero è credere che i messaggi inconsci possano essere espressi senza essere mascherati, o che emergano interamente intessuti nella coscienza. Questo implicherebbe che siano esistite produzioni formate per intero dal processo-secondario, in attesa di essere liberate dalle profondità dell’inconscio.
Rispetto al vantaggio del modello comunicativo, un messaggio inconscio raggiunge l’espressione conscia attraverso dei TEMI che ha in comune con il materiale che è già cosciente.
Il paziente, in modo inconscio e spontaneo, si sente attratto da espressioni coscienti quali narrazioni, sogni, ricordi, in grado di codificare alcuni elementi della complessiva comunicazione sottostante.
Perciò, nella seduta ideale in base al modello comunicativo, il paziente si sposta da una storia all’altra , prima un sogno, poi un dialogo, e ancora un ricordo, scomponendo un intero messaggio codificato in forma sparsa tale da richiedere al terapeuta capacità di decifrazione e di sintesi. Ne consegue che fermare un paziente per indagare su una particolare immagine romperebbe il flusso dell’espressione comunicativa. La tecnica comunicativa si avvale principalmente di un holding silenzioso e sull’osservazione ampiamente confermata che i pazienti si sposteranno da un elemento all’altro di un messaggio codificato finchè sarà espresso l’intero messaggio sottostante. La psicologia del mascheramento, quindi, usa l’holding silenzioso come strumento primario perché si basa sulla necessità del paziente di esprimersi. Questa strategia è in forte contrasto con l’indagine diretta che caratterizza lo psicoterapeuta del profondo. In altre parole, quando un paziente salta da un soggetto ad un altro, il terapeuta del profondo vi scorge resistenza, credendo che un individuo debba scavare più in profondità riguardo una particolare immagine o soggetto. Per contro il terapeuta comunicativo, trova che con più probabilità (minore resistenza) il significato completo emerga quando un paziente si muove da un argomento all’altro, e che la concentrazione su una singola area o soggetto sia generalmente caratterizzata da una relativa assenza di implicazioni inconsce. Sono state introdotte queste distinzioni per indicare alcuni attributi dell’approccio comunicativo, così da indicare le sue fondamentali radici nella psicoanalisi classica. Le differenze tra le formulazioni classiche e comunicative dell’espressione inconscia hanno conseguenza radicali, sia per la teoria che per la pratica. Poiché le conseguenze pratiche di queste differenze verranno spiegate più avanti, commenterò ora alcune importanti caratteristiche teoriche, centrate sul fatto che l’approccio comunicativo mantiene un punto di vista topografico della mente ed identifica due sistemi di base:
1) il sistema conscio che controlla sia la comunicazione manifesta che il comportamento ed è eccessivamente difensivo ed inattendibile in campo emozionale;
2) il sistema inconscio profondo, con due sottosistemi:
I. il sistema inconscio di saggezza profonda, il quale usa efficacemente la percezione profonda e l’intelligenza profonda per ricevere ed elaborare le informazioni ed i significati che arrivano inconsciamente ( è questo sistema che genera le comunicazioni in codice);
II. il sottosistema di angoscia e colpa, che con il sistema conscio controlla il comportamento emozionale e le sue disfunzioni.
Le ramificazioni di questo modello della mente diverranno chiare più avanti.
ALCUNE DEFINIZIONI DI BASE
Alcuni termini fin qui introdotti sono particolarmente rilevanti per l’esercizio di decodifica, che costituisce l’essenza di questo libro.
Le brevi definizioni fornite sono inoltre designate a riassumere gli assunti di base dell’approccio comunicativo che dettano le modalità di approccio alle comunicazioni del paziente.
1. CONTENUTO MANIFESTO: l’aspetto esteriore delle associazioni del paziente, il loro significato immediato e più evidente. Il contenuto superficiale, ha sempre un contenuto di per sé, ma può avere anche significati aggiuntivi, contenere significati ed implicazioni che si estendono al di là di quelli aperti e diretti.
2. CONTENUTO LATENTE: il significato che, di per sé, non è evidente nel contenuto superficiale di un messaggio (come nelle associazioni libere di un paziente), ma è contenuto nell’espressione manifesta come un tema mascherato o codificato. I contenuti latenti sono di solito esterni alla coscienza di chi invia il messaggio, che sia il paziente o il terapeuta. D’altro canto, la presenza dei contenuti latenti è in qualche modo segnalata o rappresentata in forma mascherata nella comunicazione manifesta.
3. DERIVATI: il termine è stato coniato da Freud (1900 a, 1908 a) per indicare il contenuto manifesto che esprime simultaneamente un significato latente mascherato. Il termine è usato per illustrare che il contenuto manifesto deriva dall’immagine cruda latente (pericolosa). Va ancora sottolineato che, non tutte le associazioni esternate funzionano come derivati.
4. MESSAGGIO IN CODICE: questo termine è intercambiabile con il termine “derivato”. Il messaggio in codice (o trasformato), esalta il contenuto esplicito (manifesto) quale espressione comunicativa contenente, in qualche forma figurata o camuffata, un’altra comunicazione latente o nascosta.
5. COMUNICAZIONE INCONSCIA: una forma d’espressione di cui l’emittente, e talvolta il ricevente, non ha consapevolezza. Il veicolo primario di tale forma d’espressione è dato dai messaggi codificati: espressioni mascherate che contengono significati trasposti e simbolici. In sostanza, la comunicazione inconscia ha luogo mediante messaggi mascherati, di solito sotto forma di narrazioni e immagini.
6. DERIVATI DECODIFICATI: il risultato del processo interattivo di decodificazione, dove l’elemento manifesto è trattato come l’espressione trasformata, o trasposta, di un messaggio implicito i cui meccanismi di mascheramento sono stati “smontati”.
7. DECODIFICAZIONE IN BASE ALLO STIMOLO (TRIGGER): un metodo strutturato di “smontaggio” del mascheramento, attraverso cui si determinano i contenuti latenti di un messaggio enunciato, estraendone i temi alla luce degli stimoli evocativi che hanno prodotto quel messaggio in codice.
In psicoterapia, gli interventi del terapeuta, specialmente quelli pertinenti alle regole di base e alla cornice del trattamento, sono virtualmente sempre degli stimoli chiave alle espressioni inconsce del paziente, e sono gli stimoli rispetto ai quali si decodificano i messaggi manifesti.
PROBLEMI NELLA DECODIFICA DEI DERIVATI
Molti terapeuti si apprestano a studiare la comunicazione inconscia con timore e paura; molti altri evitano di farlo completamente. I motivi non sono esclusivamente di tipo cognitivo, e a proposito, concludiamo questo capitolo introduttivo passando brevemente in rassegna alcune delle principali ragioni per cui i terapeuti hanno difficoltà a decodificare le espressioni derivate in codice.
1. Il sistema cosciente viene attratto da ciò che è semplice, diretto, facilmente afferrabile e fortemente (sebbene inconsciamente) difensivo. Questo è in relazione con il diniego di tutto ciò che non è manifesto ed immediatamente palpabile o direttamente osservabile.
2. Le percezioni inconsce che un paziente relega automaticamente al sistema inconscio profondo, danno vita ad immagini estremamente minacciose; causa di ansietà sia per il paziente che per il terapeuta. Ciò crea inconsciamente una notevole necessità di evitare una sana decodificazione dello stimolo e il bisogno di sostituirla con altri tipi di processi, specialmente quelli che danno l’impressione che qualcosa di inconscio si è reso accessibile. In particolare, la maggior parte delle immagini in codice contiene incisive percezioni della vulnerabilità, degli errori e della follia del terapeuta ( e dei suoi interventi utili e costruttivi); per un terapeuta è molto penoso decodificare questi significati, poiché sono reali ed hanno un effetto inconscio sul terapeuta.
La psicoterapia si propone di risolvere la follia del paziente con l’introspezione. Costituita da una interazione relazionale diadica in cui domina la follia e di cui, a livello critico, la comunicazione inconscia ne è l’espressione. In pratica, tutto ciò che sfiora l’esperienza terapeutica, che sia condotta in maniera appropriata o disturbata, sarà influenzato dalla sanità o dalla follia dei due partecipanti al trattamento. In psicoterapia nessun problema è interamente cognitivo o emozionale. C’è una costante interazione tra gli sforzi di imparare ed applicare la tecnica della psicoterapia psicoanalitica e le qualità e responsabilità dei due partecipanti al trattamento. Questi principi vengono applicati per intero allo studio della comunicazione inconscia. Sebbene in questa sede l’interesse è centrato sui problemi cognitivi e intellettuali e sullo sviluppo di tecniche adeguate, ogni terapeuta deve tener conto dell’influenza della propria follia durante la fase di apprendimento e conseguenti applicazioni.
CAPITOLO 2
COME VENGONO CODIFICATI I MESSAGGI E PERCHE’
Pericolo e difesa
Il modello di base di Freud (1926 d) è eccellente e relativamente semplice rispetto alla formazione dei sintomi e alla codifica automatica e inconscia di certi tipi di messaggi. Questo modello elaborato nei termini della comprensione comunicativa di oggi, indica quali cause della follia, non solo i fattori interni, ma i traumi o le situazioni di pericolo.
In sostanza, una situazione di pericolo è data dall’apprensione provocata da immagini ed esperienze fortemente cariche, ed emotivamente minacciose per l’individuo; queste possono essere definite immagini crude. Queste provocano una risposta ansiosa nella persona che le esperisce, di solito sotto forma di ansia-segnale, a meno che l’individuo non sia fondamentalmente oppresso dal trauma.
Possono essere chiamati in causa anche altri segnali emotivi. Non appena l’ansia viene avvertita o sperimentata direttamente, la persona, o più direttamente il suo Io, mobilita una serie di risposte adattative destinate a far fronte alla situazione di pericolo o ad eliminarla. Preminenti sono le difese intrapsichiche ed interpersonali. Le prime prevalgono in situazioni di pericolo interno, come per l’origine dei desideri proibiti degli impulsi istintuali. Le altre sono messe in moto dalle relazioni interpersonali. Il più delle volte, tuttavia, concorre una combinazione di fattori interni ed esterni. Inoltre, la disposizione interiore (patologia e altri elementi interiori) determina, in parte, la maniera in cui viene esperita una situazione di pericolo esterno.
Nel complesso, quindi, una situazione di pericolo è il risultato di due fattori di base: la natura dello stimolo esterno (percezione inconscia), e l’interpretazione che ne da una persona la quale fa scaturire le minacce interiori da fantasie e da ricordi inconsci.
Nei termini dell’approccio comunicativo i contenuti mentali ansiogeni possono essere esterni alla coscienza, cancellandone totalmente rappresentazioni ed espressioni attive; se fallisce questa possibilità, essi emergeranno mascherati (espressi, pur rimanendo inconsci) tramite un veicolo comunicativo quale sintomo, emozione, pensiero, fantasia, comportamento e simili, in forma codificata.
Riassumendo, una situazione di pericolo è costituita da una serie di immagini crude, con implicazioni di pericolo interno ed esterno. Queste immagini coinvolgono sia percezioni pericolose che fantasie molto intense a livello emotivo. L’Io tende ad agire, inconsciamente e con grande rapidità, in risposta a tali situazioni, e il segnale d’ansia messo in moto crea una risposta difensiva quasi immediata. A causa di ciò le immagini crude, la situazione pericolosa stessa, vengono registrate inconsapevolmente. L’esperienza conscia è quindi il prodotto di un compromesso, un’unione combinata di immagini crude e dei mascheramenti difensivi che le rendono irriconoscibili. Nella situazione clinica l’evidenza di questa formazione di compromesso consiste in una associazione conscia o un’immagine che contiene alcune rappresentazioni delle immagini crude mascherate, quale importante misura del mascheramento difensivo. Si può notare quindi, che questa associazione manifesta, costituita come un derivato di un’immagine cruda sottostante, renda la rappresentazione in forma mascherata della situazione di pericolo, offrendone il ritratto e l’espressione seppure non in forma piena e diretta. Le associazioni manifeste mascherate prevengono l’esperienza dell’ansia, perché trasformano a sufficienza la natura dell’immagine cruda e della situazione di pericolo. Comunque la situazione di pericolo trova infatti la sua rappresentazione in forma alterata e codificata. Ne consegue che un appropriato sforzo di decodifica rivelerà sia la natura dello stimolo pericoloso soggetto al mascheramento, sia le sue difese e le altre risposte adattative a questa minaccia.
Va sottolineato a questo riguardo che le immagini crude pericolose presentate in forma mascherata, coinvolgono son solo le formazioni di ricordi e di fantasie inconsce. Ugualmente minacciose sono le altre percezioni che devono essere ancora mascherate e rappresentate al fine dell’evolversi della relazione, oltre che per fronteggiare il pericolo in questione. In questo tipo di situazione, la percezione di qualcuno rimane inconscia come potenziale immagine cruda. Gli studi comunicativi hanno dimostrato che le percezioni inconsce giocano un ruolo molto significativo nel consentire alle fantasie e ai ricordi inconsci di accedere a rappresentazioni mascherate, costituendo nella comunicazione inconscia e nella formazione della nevrosi (lo sviluppo della follia), un fattore ampiamente sottostimato dai terapeuti, specialmente se applicato allo sviluppo dell’interazione terapeutica. Ecco perché uso il termine immagini crude: è un termine comprensivo sia di percezioni pericolose che di fantasie e ricordi minacciosi. Una delle implicazioni più importanti in questo discorso è quella di comprendere che le associazioni manifeste del paziente possono essere significative, rispetto alla comunicazione inconscia, oppure non esserlo affatto. Lo psicoterapeuta, nella ricerca di significato dal materiale clinico del paziente, generalmente trascura il bisogno inconscio e la capacità comunicativa del paziente di distruggere l’espressione significativa.
Data l’esistenza di un conflitto intrapsichico e/o interpersonale, e un relativo sintomo di follia, la prima questione in ogni seduta psicoterapeutica o psicoanalitica, è quella di stabilire se il paziente sta comunicando in modo significativo i fattori inconsci di tale disturbo, e in seguito, di stabilire quanto chiare e interpretabili siano le espressioni del paziente. Prima di considerare questioni dinamiche, genetiche, narcisistiche e simili, devono essere presi in considerazione i problemi della comunicazione.
Questo è un assunto basilare dell’approccio comunicativo e un principio fondamentale dal quale trae origine il presente volume.
SITUAZIONI DI PERICOLO E MASCHERAMENTO
ESERCIZIO 2.1
Il materiale di questo breve esercizio è ricavato dalla seduta finale di una donna di 45 anni che, per episodi di depressione, si vede con un terapeuta una volta a settimana. La donna inizia quest’ultima seduta come segue: “Uno dei ragazzi della classe in cui insegno, in una scuola religiosa, sta partendo. Non so se lo rivedrò più. Volevo salutarlo con un abbraccio. Mio figlio sta partendo per un college fuori città. Ho pensato al tempo in cui mio padre ci ha lasciato, quando ero una bambina. Ieri ho pensato di avere una relazione con il preside della scuola dove insegno.
Consideriamo i seguenti quesiti:
1. Qual è, in questo brano, la situazione di maggior pericolo esterno per questa paziente? (Notare, nell’insieme, il tema o i temi ricorrenti nell’associazione usata dalla paziente.
C’è una situazione da noi conosciuta, che nell’interazione terapeutica la paziente non
nomina direttamente ma che si collega a uno o più temi in comune con le situazioni
menzionate?)
RISPOSTA : la principale situazione di pericolo è la fine della terapia.
2. Identificare le rappresentazioni in codice (descrizioni vivide) della situazione di
pericolo. In che modo queste indicano l’uso comunicativo delle difese e del
mascheramento attuato dalla paziente? Quali sono i meccanismi specifici che lei usa a
tale scopo?
RISPOSTA : la paziente accenna alla situazione di pericolo attraverso un largo uso della trasposizione e della simbologia. Piuttosto che menzionare direttamente l’abbandono del terapeuta (la fine dell’esperienza terapeutica costituisce per la paziente una situazione più significativa), la paziente menziona la perdita di un ragazzo della sua classe, di suo figlio, e di suo padre nell’infanzia. C’è quindi uno spostamento dal terapeuta e dalla relazione terapeutica a ciascuno di questi tre individui e situazioni di vita; ciascuno di essi esprime simbolicamente una perdita e una fine, riferibili alla situazione psicoterapeutica. Una forma di compromesso che esprime il tema della separazione e della perdita senza riferimento diretto alla separazione dal terapeuta. Ciascuna immagine descrive l’ultimazione come minaccia, in forma camuffata e tuttavia chiara ad un decodificatore sensibile. Inoltre, ciascuna di queste rappresentazioni esprime simultaneamente un significato particolare sia presente che genetico della situazione minacciosa per il paziente.
Le immagini in codice delle situazioni pericolose che sono costituite dagli interventi del terapeuta (es. stimoli importanti del contesto terapeutico a cui il paziente sta tentando di far fronte) sono particolarmente importanti in psicoterapia, poiché le comunicazioni inconsce più significative sono reazioni in codice agli interventi del terapeuta. Perciò diventa essenziale dare un’interpretazione al paziente alla luce degli stimoli e del materiale proprio del paziente e delle sue rappresentazioni.
3. I messaggi in codice non alludono a situazioni di minaccia esterna.
Indicano che la paziente sta tentando di far fronte alla situazione di minaccia. Quali desideri sono stati messi in moto da questi tentativi, creando così anche una situazione minacciosa interna?
RISPOSTA: quanto agli sforzi della paziente di fronteggiare la situazione di minaccia (la cessazione della terapia), dobbiamo prima riconoscere gli sforzi adattativi riflessi nelle associazioni iniziali. La paziente tenta di esprimere, attraverso una serie di messaggi in codice, le percezioni e le risposte ai significati primari attribuiti alla situazione. In maniera più specifica, per effetto della trasposizione di cui fa uso, lei afferma che avrebbe voluto abbracciare il ragazzo in procinto di lasciare la sua classe. Si può ipotizzare: (1) che questo derivato contenga una percezione in codice delle implicazioni di un intervento del terapeuta relativa a una qualche intimità fisica, potrebbe essere un appropriato entusiasmo per le sue interpretazioni, oppure un commento seduttivo inappropriato, o una forma di contatto fisico; (2) che nella paziente l’immagine implichi a livello intrapsichico un simile desiderio nei confronti del terapeuta. Il desiderio interiore, connesso agli impulsi sessuali, costituisce una nuova situazione di pericolo stimolando l’uso del mascheramento, cosicché il desiderio manifesto della paziente è diretto verso l’esterno: un ragazzo della classe (dove il desiderio è relativamente appropriato), piuttosto che verso il terapeuta all’interno (verso il quale sarebbe inappropriato). In questo modo osserviamo come, in risposta ad una situazione di pericolo esterna, si possa creare un pericolo interno.
In modo analogo, il pensiero della paziente di avere una relazione col preside, legata in sequenza associativa alle rappresentazioni della conclusione della terapia, può rappresentare una percezione sessuale mascherata, e quindi spostata, dal preside al desiderio verso il terapeuta. Quest’ultima sarebbe una situazione di pericolo interno creata dal trauma esterno della conclusione. Ancora una volta, il mascheramento permette l’espressione di un desiderio diretto verso qualcuno con il quale la paziente può fantasticare di avere una relazione. Ciò permette la percezione e l’espressione del desiderio, senza una connessione diretta col terapeuta verso il quale sarebbero entrambe sperimentate come ansiose, pericolose e proibite.
4. Quale ricordo cosciente evoca la situazione di pericolo?
RISPOSTA: la situazione-stimolo (di pericolo), la fine della terapia, ha richiamato nella paziente il ricordo cosciente di quando suo padre lasciò la famiglia. Questo non è un ricordo inconscio, ma una associazione conscia.
5. Riuscite a determinare almeno altre tre fantasie e/o ricordi in codice, o inconsci, evocati dalla situazione-stimolo?
RISPOSTA: la fine della terapia sembra aver evocato diverse fantasie inconsce: 1) il desiderio di abbracciare il terapeuta, espresso in maniera manifesta con attraverso una relazione diversa, ma trattandosi chiaramente di una reazione alla perdita del terapeuta. Qui l’immagine cruda pericolosa può essere formulata come segue: ”Desidero abbracciarti quando andrò via.” Diretta al terapeuta provoca ansia e porta ad una difesa comunicativa. 2) Una seconda fantasia-ricordo lega in qualche modo il terapeuta al padre della paziente. L’immagine cruda pericolosa può avere il seguente significato: “Tu mi stai abbandonando, come ha fatto mio padre in passato.” Questa particolare connessione sembra fortemente minacciosa per la paziente, che quindi sposta le sue sensazioni dalla situazione corrente col terapeuta, alla situazione ricordata del padre, utilizzando allo scopo un semplice elemento associativo, per esprimere il pensiero o l’immagine cruda sottostante.
Infine, l’immagine cruda più pericolosa o generatrice di ansia può essere così espressa:” Tu (terapeuta) mi stai lasciando, ed io desidero tenerti stretto, avendo una relazione con te.” Questa è una fantasia inconscia evocata, che trova espressione in forma spostata, con il preside piuttosto che con il terapeuta.
Attraverso questo breve esercizio abbiamo visto come le situazioni di pericolo, esterne ed interne, siano soggette al mascheramento comunicativo. Mascheramenti simili vengono applicati alle fantasie e ai ricordi evocati. E’ l’immagine cruda di questo tipo che porta il paziente, in psicoterapia, alla codifica inconscia ed automatica.
MECCANISMI DI MASCHERAMENTO
Come ho riportato in precedenza, Freud era interessato ai mezzi attraverso i quali un pensiero latente ansiogeno viene trasformato in un elemento comunicativo manifesto.
Le sue scoperte (1900 a) sono ancora valide e utilizzabili. I quattro meccanismi di conversione che devono essere “smontati” o “invertiti” al fine di decodificare il materiale mascherato, sono: lo spostamento, la simbolizzazione, la condensazione, e la revisione secondaria. I primi due sono già stati trattati ma in questo paragrafo vengono presentati in relazione all’esercizio precedente.
Spostamento, o trasposizione
Nello spostamento un messaggio inconscio crudo viene veicolato alla coscienza attraverso una modifica dell’obiettivo. E’ importante capire che questo si verifica automaticamente e inconsciamente. La scelta del bersaglio è basata in qualche modo sulla somiglianza esistente tra il messaggio crudo e il veicolo dal quale viene spostato. Per cui, ci sarà sempre un tema o un significato condiviso da entrambi: messaggio crudo originale e suo veicolo cosciente.
Quindi, in sostanza, un individuo che desidera codificare un messaggio, sposterà l’ambito della comunicazione da A a B, da una topica ad un’altra, da una persona ad un’altra e così via. Completamente fuori dalla sfera della coscienza, mentre si sta parlando o immaginando nell’area B, le immagini crude sottostanti si riferiscono ad A. Attraverso lo spostamento gli esseri umani esprimono molti problemi, o immagini cariche emotivamente in termini di preoccupazioni di superficie che sottendono problemi ancora celati. Lo spostamento usato dalla paziente nell’esercizio precedente: l’immagine latente concerneva la decisione del terapeuta di concludere la sua terapia ed il fatto che lei, nell’ultima seduta, ne fosse attratta. Invece di parlare direttamente della fine della terapia, del tutto inconsciamente sceglie di spostare questi turbamenti - percezioni e reazioni - in altre sfere di riferimento. Ne risulta il riferimento del ragazzo che lascia la classe, al figlio che lascia la casa e il ricordo dell’abbandono della famiglia da parte del padre.
Dato che lo stimolo centrale e l’immagine cruda coinvolge il terapeuta e la fine del trattamento, ciascuna di queste immagini può essere vista come spostata in un’altra sfera che richiama un tema analogo alla prima - la separazione e la perdita. Vengono trovate inconsciamente esperienze adeguate alla trasposizione, che veicoleranno questo tipo di espressione inconscia. Lo spostamento rappresenta il meccanismo privilegiato di espressione dei problemi emotivi importanti.
La comunicazione inconscia, quindi, è essenzialmente comunicazione tramite “spostamento”. In generale le immagini spostate tendono ad essere ricche di sfumature e di significato, mentre i messaggi diretti tendono ad essere più lineari e più pragmatici.
In psicoterapia è stato riscontrato empiricamente che quando un paziente lavora su un particolare trauma o a livello manifesto, l’introspezione che può avere è minima per quanto concerne i fattori inconsci, rispetto allo stesso lavoro fatto tramite l’uso dello spostamento.
Perciò lo spostamento è uno strumento estremamente adattativo, attraverso il quale gli esseri umani riescono a gestire il carico delle difficoltà emozionali.
Come gli altri meccanismi psichici, anche questo può essere usato in maniera patologica e non adattativa. Per essere utile, il lavoro sullo spostamento deve essere applicato coscientemente alla situazione traumatica, cioè direttamente sullo stimolo (immagine cruda) che sta causando il disturbo. Sebbene gli effetti esatti del lavoro conscio su un disturbo soggetto a spostamento non sono abbastanza chiari, sembra che l’adattamento comunicativo a questo livello non possa, da solo, condurre a un insight conscio e ad un adattamento diretto. Ci deve essere un momento fondamentale in cui l’insight rende cosciente i tentativi di sostituzione che si stanno realizzando. In seguito, l’integrazione diretta diviene possibile favorendo il comportamento adattativo. Se usato eccessivamente o se lo spostamento porta a risposte comportamentali inconsce (la situazione A viene in effetti sostituita con la situazione B), smette di essere un meccanismo di difesa e diventa causa di disturbo emozionale. Per esempio, nel precedente brano della seduta, se la donna dovesse reagire alla partenza del figlio o dello studente basandosi su fantasie e percezioni che riguardano inconsciamente il terapeuta, il suo comportamento potrebbe non aderire alla realtà di una relazione madre/figlio o del rapporto con la sua classe. Lo spostamento può perciò rendere manifesti comportamenti che costituiscono forme di follia, ed essere un fattore che genera psicopatologia.
E ancora una volta, proprio le difese psichiche che proteggono l’individuo dalla follia, diventano paradossalmente la causa stessa della follia.
Simbolizzazione, o trasformazione e rappresentazione simbolica
Il secondo mezzo di base tramite il quale vengono codificati i messaggi crudi, consente di descriverne vividamente l’immagine sottostante con un’altra immagine che, sebbene diversa, è in relazione tematica con la prima.
Qui il simbolismo usato, è nel senso più esteso del termine, e ciò implica che la rappresentazione o la descrizione di un’immagine cruda avvenga attraverso un’immagine diversa ma correlata alla prima. Più semplicemente, una cosa è comunicata da un’altra cosa simile.
In un momento successivo, durante quella stessa seduta, la paziente ha espresso la preoccupazione di perdere il proprio lavoro. Qui la paziente sta rappresentando l’immagine cruda che riguarda la perdita del terapeuta, con la perdita del lavoro. La situazione del lavoro rappresenta la situazione del trattamento. Questa sostituzione permette alla paziente di rendere impersonale la sua perdita.
Tornando alle tre immagini spostate, usate per descrivere la perdita del terapeuta, la misura della simbolizzazione è minima; sia il ragazzo che il figlio che partono rappresentano la perdita del terapeuta, non c’è altra evidente misura di simbolizzazione. Lo stesso vale per il ricordo cosciente della perdita del padre. Sicuramente vi sono interconnessioni complesse fra il terapeuta ed il figlio della paziente ed in particolare il padre, che qui non vengono considerate. Essi si insinuano semplicemente negli strati di significato che risultano pertinenti all’adozione dello spostamento e della simbolizzazione., e alla particolare scelta di figure e simboli spostati. E ancora più tardi, nella stessa seduta, la donna parla di una collega che nell’infanzia ha perso parte di un dito. Qui la paziente parla inconsciamente della perdita del terapeuta parlando consciamente della perdita di una parte del corpo. Quest’ultima è usata come simbolo della prima. Si può notare che lo spostamento è un aspetto della simbolizzazione, mentre l’uso della simbolizzazione non necessita lo spostamento. E’ evidente che la scelta del simbolo è carica di significato inconscio: perdere un lavoro ha implicazioni diverse rispetto alla perdita di una parte del corpo; così la scelta di una immagine o dell’altra per indicare la perdita del terapeuta è significativa.
Nella decodifica di un simbolo, quindi, bisogna fare attenzione non solo al messaggio crudo sottostante, ma anche alla selezione inconscia del veicolo di rappresentazione.
Lo spostamento e la simbolizzazione sono i due strumenti base della codificazione, o trasformazione. Ci sono comunque alcuni meccanismi supplementari che rendono un messaggio codificato di superficie significativo di per sé, ma raffigurante nel contenuto una comunicazione o immagine cruda piuttosto differente. Ciascuno di questi meccanismi è stato descritto da Freud ( 1900 a) nel delineare il meccanismo del processo primario.
La condensazione
Nella comunicazione in codice, che utilizza derivati mascherati, un singolo messaggio conterrà spesso due o più informazioni codificate. Per evidenti ragioni di economia mentale, diversi messaggi crudi emotivamente intensi, vengono convogliati in un singolo esplicito riferimento. La condensazione è più riconoscibile quando il decodificatore conosce due o più stimoli traumatici significativi (triggers), relativi a una data comunicazione di superficie. Un esame del messaggio manifesto per derivati, alla luce delle implicazioni di ciascun stimolo, rende fattibile una decodificazione separata di un singolo messaggio in relazione a ciascuno stimolo. La mente umana, il sistema inconscio di saggezza profonda, seleziona automaticamente come veicolo di rappresentazione manifesta, un’immagine che sintetizza i vari temi contenuti nelle immagini crude condensate, riassunte, in un’espressione manifesta.
L’espressione che fa riferimento alla perdita del lavoro, condensa quelle reazioni alle immagini crude e traumatiche (triggers) che appartengono sia alla perdita del terapeuta che alla perdita del figlio. La stessa immagine, apparentemente, conterrebbe un’elaborazione del trauma della sua prima infanzia : la perdita temporanea del padre.
In maniera analoga, il riferimento alla perdita del dito condensa le descrizioni delle perdite presenti e passate con cui la paziente ha avuto a che fare.
Revisione secondaria
L’Io svolge sulle immagini in codice un’operazione finale inconscia. Un’immagine cruda minacciosa è prima trasformata in un elemento manifesto mascherato col quale condivide lo stesso tema.
Quando viene messa in moto la comunicazione inconscia, come nel caso del sogno o della libera associazione, l’Io codifica una serie di immagini crude o ne tratta una sola in cui converge un certo numero di implicazioni originate dalla sottostante immagine minacciosa, tramite derivati manifesti. Comunque, il bisogno dell’ Io di rendere logico e razionale il messaggio di superficie, ovvero che non appaia folle a livello di comunicazione diretta, porta all’intolleranza di comunicazioni frammentate.
C’è invece una richiesta inconscia di sensibilità e integrazione; soprattutto il bisogno fondamentale di produrre un messaggio di superficie che abbia senso, che racconti una storia ragionevole, o contenga una narrazione logica. Per questa ragione, ogni sequenza di derivati manifesti, è soggetta ad alcune misure di quella che Freud (1900 a) chiamava revisione secondaria, allo scopo produrre una sensibile comunicazione di superficie. Va tenuta in considerazione anche la forma che quest’ultima prenderà, se una sequenza di pensieri, emozioni, libera associazione o una serie di immagini in un sogno.
Il sistema inconscio di saggezza profondo può rivelarsi nell’escogitare una storia, un’esperienza, un ricordo o un sogno come veicolo manifesto e derivato per una sequenza di messaggi inconsci, che l’individuo desidera comunicare per ragioni di adattamento. In questo modo è in grado di creare inconsciamente una narrazione manifesta altamente selettiva che contiene allo stesso tempo una o più cruciali immagini crude e loro implicazioni.
Nell’esempio clinico precedente la paziente comunicava una serie di immagini con connessioni logiche, pensieri razionali e sentimenti.
Questa sequenza di espressioni derivate aveva la funzione di rappresentare gli stimoli disturbanti ( immagini e percezioni crude latenti). Nondimeno, queste rappresentazioni manifeste erano state selezionate in maniera tale da consentirle di comunicare significati specifici in codice per lei importanti.
In altre parole, la mente umana ha la capacità di trasmettere, automaticamente e inconsciamente, una serie di immagini manifeste, ciascuna di consistenza logica e facente parte di un tutto integrato in superficie, ma che trasmette in contemporanea una serie di immagini crude codificate emotivamente pertinenti , e se frammentate sono estremamente significative.
COMUNICAZIONE IN CODICE
Esercizio 2.2
Il seguente materiale è tratto da una seduta di psicoterapia di un giovane uomo depresso, sposato, con problemi di controllo degli impulsi. La terapeuta, che lo segue una volta a settimana, ha involontariamente prolungato la seduta precedente di 10 minuti circa. All’inizio della seduta successiva fa un regalo alla terapeuta: un libro sull’uso eccessivo di farmaci psicotropici. Appena si siede il paziente dice: “Ho preso l’antidepressivo, ma ho paura di essere assuefatto ai farmaci. Vado sempre oltre. Non so come porre dei limiti ai miei bambini. Ho sognato una donna sconosciuta che mi toccava in modo sensuale, si teneva stretta a me, e non mi lasciava andare. Ho dato troppi soldi a mio figlio per il suo compleanno.
Consideriamo le seguenti domande basate su questo materiale clinico:
Quali sono gli stimoli principali collegati a queste associazioni manifeste?
RISPOSTA: Gli stimoli principali alle associazioni del paziente stanno nei due interventi della terapeuta, sulla cornice: (1) maggior durata della seduta precedente, e (2) l’accettazione del regalo fatto dal paziente, il libro. Questi interventi risultano altamente minacciosi, e creano immagini ansiogene nel paziente (percezioni e possibili fantasie evocate). Seppure siano gratificanti, le implicazioni di questi costituiscono situazioni di pericolo che portano alla mobilitazione delle difese comunicative nella forma di spostamento e mascheramento (simbolizzazione). E’ per questa ragione che dovremmo cercare i significati latenti di queste associazioni manifeste. Questi significati mascherati derivano da due fattori: (1) la natura e le implicazioni degli stimoli e (2) le propensioni interne del paziente, specialmente la natura della sua psicopatologia.
Ci sono prove dell’uso dello spostamento? Identificate le immagini che appaiono spostate.
RISPOSTA : poiché gli stimoli principali di queste associazioni, e le loro implicazioni inconsce, risiedono negli interventi del terapeuta, qualora non venga fatto un riferimento diretto a questi ultimi (o soltanto al terapeuta), le associazioni vanno considerate quale spostamento dal terapeuta ad altre figure. Così la citazione del paziente al suo stato di assuefazione, è spostata dalla terapeuta a se stesso, e ancora, l’aver prolungato la seduta e accettato il regalo hanno connotazioni pericolose, eccessive, patologicamente incorporative. In modo simile, l’immagine, continuamente riproposta che il paziente ha di sé, è quanto risulta dall’aver spostato gli attributi della terapeuta su se stesso, e contiene una caratteristica in codice dei due interventi. Più avanti, nel commento del paziente riguardante la sua incapacità di porre limiti ai bambini, c’è un’altra immagine del terapeuta spostata su se stesso. Questa è una percezione in codice (1) dell’insuccesso della terapeuta ad ultimare la seduta in orario (limite temporale), (2) l’accettazione del regalo (fallimento nel porre un limite interpersonale, o confine). E’ molto comune fra i pazienti spostare l’immagine dei loro terapeuti su se stessi. Questa forma di mascheramento spesso non viene riconosciuta dal terapeuta, il quale reagisce difendendosi dalle dannose implicazioni di percezioni in codice relative ai suoi interventi errati.
L’evidenza che un tale spostamento è in atto la si ottiene identificando l’intervento al quale il paziente sta rispondendo, riconoscendone le maggiori implicazioni, e quindi scoprendo la rappresentazione di uno di questi significati, se attribuibile a un’altra persona e non al terapeuta, o se ad altra situazione che non sia la psicoterapia.
In effetti, ciascuna immagine codificata importante implica , in psicoterapia, una percezione spostata e più raramente una fantasia, dal terapeuta a un’altra persona. Il successivo spostamento, in questo frammento clinico, dalla terapeuta alla donna estranea del sogno, che sta toccando il paziente (un’immagine spostata di un significato dell’accettazione del libro), che tenta di trattenerlo a sé sessualmente (un’implicazione inconscia dei due interventi errati).
Le successive associazioni in questa seduta, indicano che era stato fatto anticipando l’accettazione del dono da parte della terapeuta, come era già successo in precedenza con altri piccoli regali.
Alla fine il paziente sposta su se stesso una percezione della terapeuta (alla luce dei suoi interventi) ,
da quella terapeuta/paziente a quella paziente/figlio quando accenna ai troppi soldi regalati per il suo compleanno.
Globalmente, quindi, ogni immagine di questa seduta viene spostata dalla terapeuta ad un’altra figura, principalmente al paziente stesso. Se il paziente avesse fatto un riferimento diretto alla terapeuta che accetta il libro, o al prolungamento della seduta, le immagini sarebbero state espresse a livello manifesto, senza spostamento.
3. E’ stata usata la simbolizzazione e la rappresentazione in codice? Provate ad identificare quegli elementi manifesti che contengono descrizioni in codice degli stimoli che hanno provocato queste associazioni, cioè i due interventi della terapeuta ( allungamento della seduta e accettazione del libro). Quali sono le implicazioni dei simboli scelti dal paziente per esprimere le sue percezioni in codice e le sue fantasie reattive?
RISPOSTA : Nel considerare l’uso dei simboli identifico dei quadri specifici, così come appaiono in sequenza nel materiale, commentando brevemente le implicazioni che derivano dalla scelta di ciascun simbolo.
a. Il farmaco dal quale il paziente è dipendente può essere considerato quale rappresentazione (1) del regalo accettato, e (2) del prolungamento della seduta. Qui il farmaco (come sostanza tranquillizzante) è usata per rappresentare il libro; il paziente sta indicando che percepisce il libro con una valenza simile per la terapeuta, vale a dire ha accettato il regalo per ridurre il suo livello di ansia. Implica anche un’incorporazione orale: un’altra implicazione inconscia dell’accettazione del libro. In genere, la scelta del simbolo è basata: (1) sulle implicazioni dell’intervento del terapeuta ( con convalida consensuale), e (2) sulla patologia del paziente, che influenza la forma particolare delle immagini usate.
Quest’ultimo fattore è la determinante importante di uno dei significati specifici dell’intervento del terapeuta, al quale il paziente sceglie inconsciamente di rispondere. In seguito l’immagine dell’assuefazione è usata simbolicamente per alludere al protrarsi della seduta in termini di incorporazione o un tenersi aggrappato al paziente. Qui il simbolo non è particolarmente definitivo, ma vi è una chiara condivisione di significato tra immagine manifesta ( vedere il paziente oltre la fine della seduta) ed il simbolo tramite il quale è raffigurato (essere assuefatto a una sostanza farmacologia, e quindi averne un grande bisogno).
In questo modo identifichiamo il tema che collega il contenuto manifesto a quello latente e che permette l’uso di una particolare immagine per veicolare la comunicazione di una specifica percezione latente.
b. L’immagine manifesta di andare troppo in là, è qualcosa di indefinito, ma serve ad illustrare sia l’accettazione di un regalo (che estende e vìola i confini appropriati di una relazione terapeutica), e sia, in maniera più chiara, il protrarsi della seduta, l’andare oltre il tempo consentito in psicoterapia.
In quest’ultimo caso l’opera di mascheramento è sostenuta quasi esclusivamente dallo spostamento, poiché l’immagine descrive in maniera diretta la percezione dell’intervento terapeutico.
c. L’immagine manifesta del paziente di non sapere come mettere limiti ai suoi bambini, ancora riflette il fallimento della terapeuta nel mantenere i confini interpersonali appropriati, oltrepassandoli con l’accettazione del dono e con l’estensione della seduta.
d. Il sogno della donna che cerca di tenerlo stretto sessualmente, implica inconsciamente il contatto fisico implicito con l’accettazione del dono, ed i significati inconsciamente seduttivi che questo tipo di accettazione può avere per il paziente. Allo stesso modo, il prolungamento dell’orario implica un coinvolgimento sessuale inconscio. In questo caso ha simboleggiato il significato dei due interventi in correlazione a un impulso istintuale; una rottura della cornice è sempre percepita in questi termini.
e. I troppi soldi dati al figlio per il compleanno: i soldi quale simbolo usato per rivolgersi al libro. Entrambi gli oggetti hanno in comune il tema del regalo. In forma più estrema, i soldi extra rappresentano il tempo extra che la terapeuta ha dato al paziente: una specie di regalo.
Nel complesso, spostamento e simbolizzazione sono stati usati dal paziente in risposta a questi due interventi avvertiti come altamente minacciosi, dai quali trae come risultato l’immagine inconscia della terapeuta.
4. Identifica quelle immagini che condensano rappresentazioni e reazioni a ciascuno di questi stimoli più importanti.
RISPOSTA: Per identificare la natura delle rappresentazioni bisogna riconoscere quelle immagini che condensano descrizioni e reazioni ai due interventi. Quanto segue mostra l’uso più chiaro della condensazione, cioè una simultanea descrizione e reazione a entrambi gli interventi della terapeuta.
L’assunzione di psicofarmaci: condensa sia le qualità addizionali degli interventi sia i loro aspetti di incorporazione.
L’”andare oltre”(eccedere): condensa l’assenza di confini riflessa nei due comportamenti della terapeuta .
Non porre limiti: condensa anche un significato importante nei due interventi.
La sensazione di trappola e gli aspetti seduttivi del sogno: condensa qualità del regalo e insieme della seduta più lunga.
In finale, il regalo eccessivo equivale al regalo accettato dalla terapeuta come pure alla seduta più lunga. Questa ultima immagine è in special modo un convincente esempio di condensazione: come derivato manifesto, l’aver dato troppi soldi, contiene, codificato, l’aver accettato un regalo inadeguato e dilungato una seduta oltre i limiti stabiliti.
Nella condensazione, un’ immagine che abbia un tema in comune con due o più stimoli, serve a rappresentare le implicazioni di tutti e due o più stimoli (triggers).
Va notato che la decodificazione di immagini condensate dipende fortemente dall’abilità nel riconoscere i due o più triggers che hanno contribuito allo sviluppo della rappresentazione derivata (l’elemento manifesto che contiene, nei suoi contenuti latenti, le implicazioni di entrambi gli stimoli).
FATTORI SUPPLEMENTARI AL PROCESSO DI CODIFICAZIONE
In generale, più una parte delle associazioni è narrativa, specifica, impositiva, più potenti sono i significati codificati sottostanti. E’ utile saper distinguere tra semplici descrizioni codificate di un trigger (es. un regalo che rappresenta un altro regalo, come nel materiale del caso precedente) e l’espressione derivata dei significati di un trigger e sue implicazioni (es. le qualità suppletive e di rottura dei confini determinate dalla terapeuta nell’aver aumentato la durata della seduta e nell’aver accettato il regalo dal paziente).
I primi aiutano a mostrare al paziente che un particolare intervento, nonostante sia mascherato, è trattato come argomento, mentre i secondi includono i significati selettivi di un trigger al quale il paziente si è dimostrato sensibile.
Un’altra utile distinzione è quella tra derivati-vicini, i quali sono rappresentazioni lievemente mascherate, e i derivati-distanti,, sottoposti a maggiore trasformazione e di difficile decodifica in qualità di trigger.
La menzione del regalo al figlio del paziente è un esempio di rappresentazione di derivato-vicino dell’accettazione del regalo da parte della terapeuta, mentre una rappresentazione di derivato-distante dello stesso trigger emerge ( in un’altra parte del materiale clinico) quando il paziente nomina il suo capo che cede a tutto quello che il presidente della società esige da lui.
E’ importante tener presente il grado di mascheramento e difesa comunicativa che un paziente usa in una data seduta; più le percezioni inconsce sono rappresentate da derivati-vicini, più risulta adeguato l’intervento del terapeuta.
E’ bene ricordare che il processo di codificazione è attivato dalle immagini crude pericolose, causa di ansia, e riflette il bisogno sia di espressione che di difesa. Per cui il mascheramento, inconscio e automatico, è attivato dalle immagini che stimolano ed evocano la psicopatologia e la follia.
E’ per questa ragione che i derivati codificati sono intimamente connessi alla natura e ai significati dei sintomi e di altre forme di psicopatologia. La loro comprensione aiuta anche a tener presente, nella ricerca comunicativa, il maggior fattore selettivo inconscio di un simbolo di rappresentazione (es. del derivato manifesto che esprime un significato sottointeso) dato dalla follia stessa del paziente.
Perciò le percezioni crude inconsce vengono sottointese in modo selettivo e descritte in termini di follia-paziente, così come le fantasie inconsce crude riflettono in larga misura la disfunzione emozionale profonda di un individuo.
Essenzialmente i simboli vengono scelti perché rilevanti sia per la natura dello stimolo pericoloso sia per la follia più profonda del paziente.
In conclusione, si può affermare ancora una volta che nella follia i fattori inconsci sono sempre comunicati in forma codificata. La loro scoperta e comprensione deve quindi basarsi su un processo di decodifica in grado di demolire le peculiari caratteristiche capacità della mente umana di codificare, ossia di usare lo spostamento e la simbolizzazione.
CAPITOLO 3
DECIFRARE I MESSAGGI MASCHERATI
Metodi di decodificazione
I terapeutici si sono lasciati influenzare da una serie di auto-inganni sul limite di accesso alle implicazioni inconsce presenti nel materiale dei pazienti e sulla loro interpretazione. I tipi di intervento più comuni decodificano i messaggi manifesti, sebbene il contenuto latente rimane isolato rispetto all’evolversi della relazione terapeutica. E’ come se al terapeuta fosse sufficiente capire il simbolismo universale, la teoria psicoanalitica, gli aspetti del profondo mondo mentale del paziente e dei conflitti intrapsichici. I messaggi, però, non vivono isolati. L’approccio comunicativo sostiene che essi funzionano come risposte comunicative-adattative a stimoli traumatici e non.
La piena comprensione di questi messaggi non può essere raggiunta senza capire le volte in cui ‘fallisce’. Come risposta codificata a uno stimolo particolare (per mezzo della condensazione a più stimoli particolari), ogni derivato-manifesto è inestricabilmente collegato alla natura del trigger (o contesto) che ha stimolato la risposta.
Per contro, ciò che viene denominato “decifrazione isolata”, l’approccio ai messaggi mascherati basati su considerazioni adattative e internazionali, può essere definito “decifrazione dello stimolo” (trigger). Sinonimi di quest’ultimo approccio sono: decifrazione (determinazione mio) del contesto adattativo, decifrazione del contesto che provoca l’adattamento, e decifrazione del contesto di intervento.
Tutti questi termini implicano che lo sforzo nel decifrare il messaggio mascherato includa la piena considerazione dello stimolo crudo al messaggio codificato, ossia il trigger che lo ha originato nella forma e nel significato. Questa decodifica rivela l’attivazione di quei significati-derivati più convincenti che sono contenuti nel materiale del paziente.
Decodifica isolata
Gli interventi che ricadono sotto la voce di ‘decodifica isolata’ si crede comunemente che implichino la capacità del terapeuta di comprendere i messaggi inconsci di un paziente; ma falliscono lo scopo. La loro definizione si può far coincidere con quanto segue:
Riproduzione (riproposizione) di un contenuto manifesto
Il terapeuta, semplicemente, ripete le associazioni manifeste del paziente, talvolta con particolare enfasi, come se un simile intervento potesse consentire l’insight dei fattori inconsci. Ma non nel caso in questione. Per esempio, una paziente riporta il sogno di un vampiro e dopo ricorda che la madre sarebbe capace di invadere la sua camera da letto, interrogarla a fondo come se venisse succhiata per lasciarla poi disidratata e abbandonata. La paziente conclude che sua madre aveva qualcosa del vampiro. A questo punto il terapeuta interviene, affermando con forza che è la paziente a vedere la madre come un vampiro che vuole succhiarla fino a renderla secca. A questo punto il terapeuta assume di aver identificato un’immagine inconscia, in parte a causa della natura primitiva dell’immagine e in parte perché l’immagine è apparsa in un sogno.
Molti scrittori considerano i sogni sia come linguaggio dell’inconscio sia come espressioni dirette di immagini inconsce. Non riescono a riconoscere che il sogno narrato, e quindi manifesto, è un’espressione conscia, e come tale non importa quanto siano primitive le immagini descritte, ma sono una forma del contenuto manifesto. La riproduzione qui descritta (playback) coinvolge una sequenza di pensieri e immagini coscienti, senza sfiorare il materiale inconscio. Non importa quanto sia primitiva l’immagine cosciente e la forma che assume (sogno, fantasia o altro), ma la ripetizione dell’associazione manifesta della paziente non implica una decodifica, ne’ comporta l’accesso ai fattori inconsci della sua follia.
Decodifica per deduzioni
Un terapeuta traccia analogie sulla base delle associazioni manifeste del paziente, per poi tentare di identificare le implicazioni proprie di quel materiale. In genere non c’è alcuna cancellazione dello spostamento o della simbolizzazione, e siffatti tentativi sono tipicamente una intellettualizzazione.
Per esempio un terapeuta potrebbe suggerire alla donna che ha sognato il vampiro che l’immagine è allusiva e raffigura sua madre, ostile e spaventosa.
L’intrusione della madre nella camera da letto della paziente potrebbe essere intesa come un’invasione del suo spazio privato, e la paura che la madre possa ‘disidratarla’ può essere intesa in modo da implicare sia l’impressione della madre come “divoratrice”, sia come una paura della paziente di venire annientata. Se la paziente, infine, aggiungesse che a volte sarebbe pronta ad ucciderla, il terapeuta potrebbe concludere che la paziente si sente di sicuro ostile verso sua madre e che ha impulsi omicidi verso di lei.
A volte, per via della teoria psicoanalitica, alla decifrazione isolata dei simboli si sovrappongono delle deduzioni.
Un terapeuta potrebbe concludere, per esempio, che il vampiro rappresenta un’immagine di madre pericolosa, paranoica, pre-edipica, con un attaccamento orale, intrusivamente fallico, ”succhia-sangue”, desumendone il significato dall’immagine del vampiro quale simbolo isolato conforme alle premesse psicoanalitiche, oppure traendo conclusioni dalle associazioni manifeste della paziente all’immagine del vampiro.
L’atto di fare deduzioni è talvolta guidato dal tentativo di desumere connessioni tra un set di associazioni e un gruppo contiguo di ulteriori associazioni. Il principio applicato si basa sull’esistenza di un qualche sottostante (inconscio) legame tra le associazioni che si susseguono.
Un ordine di enunciazione, questo, rappresentato dallo sforzo della paziente di decodificare l’immagine del vampiro, creando una connessione con l’immagine della madre e implicando così una visione della figura materna collegata al vampiro.
Sebbene un modo simile di fare deduzioni richiede una ripetizione delle implicazioni che sono evidenti per il paziente, la formulazione tipica tende a basarsi principalmente su una supposta intuizione e conoscenza del terapeuta, e come tale è meramente una lettura arbitraria dei significati che gli sembrano evidenti.
E’ ironico notare quanto spesso i pazienti siano degli adepti, come altrettanto lo sono i terapeuti, nel far uso di questi metodi di decifrazione : entrambi leggono i significati manifesti del materiale espresso e ne traggono le conclusioni. Infatti, come nota tristemente Gedo (1979), i pazienti sono spesso molto più abili dei loro terapeuti nel compiere tali sforzi. Ciò è altrettanto vero nella decifrazione del simbolo isolato.
Decodifica del simbolo isolato
E’ il caso in cui il terapeuta fa uso della comprensione del simbolismo basata sulla teoria psicoanalitica, proponendo un significato latente a un simbolo palese o ad altro contenuto manifesto. In altre parole, i messaggi vengono decifrati senza considerare lo stimolo relativo a quel messaggio o alle sue implicazioni messe in luce dall’evolversi della relazione terapeutica.
Talvolta questo approccio può disattivare lo spostamento ma, anche senza, un contenuto latente può essere formulato, e spesso, procedere sulle basi di derivati deducibili.
Gli psicoterapeuti hanno una piacevole predisposizione alla decifrazione del simbolo isolato. Le formulazioni generate in questa maniera considerano il paziente come un sistema intrapsichico chiuso e la decifrazione del contenuto manifesto nel paziente, perciò, si limita a stabilire i conflitti intrapsichici, le connessioni tra esperienze e storia di vita recenti (riduzionismo genetico), fattori interni come il narcisismo, e quelle linee di pensiero che implicano soltanto il mondo interiore e la vita esteriore del paziente. Non viene tenuto conto del terapeuta, che è parte in causa degli stimoli ai quali i messaggi del paziente risultano essere la risposta adattativi a quegli stessi stimoli.
In effetti, lo sviluppo di formulazioni isolate offre agli psicoterapeuti una misura difensiva, consentendo di evitare ogni contributo al materiale prodotto dal paziente, e ai relativi sintomi.
Vengono dunque evitate, in particolare, le percezioni valide che il paziente ha del terapeuta e che possono essere contenute nelle sue associazioni, specialmente quelle che riguardano gli insuccessi e i problemi del terapeuta nel modo in cui, per mezzo dei suoi interventi, si riflettono inconsciamente nel paziente. Per di più questo tipo di decifrazione non considera l’individualità selettiva del paziente nella scelta delle immagini manifeste. Gli psicoterapeuti trovano affascinante la decifrazione isolata per via dell’insita misura di protezione offerta dai suoi limiti e difetti lasciati nell’oscurità. La difficoltà di questo tipo di decifrazione consiste nel fatto che propone di arrivare a formulazioni su contenuti inconsci e fattori della follia, e ciò offre al terapeuta la sensazione di stare effettivamente lavorando con la comunicazione inconscia. In particolare, lo sforzo compiuto in tal senso è difficile da modificare, perché c’è una qualche sorta di verità nelle sue premesse (dopo tutto, un albero può benissimo essere un simbolo fallico e una barca può simboleggiare la madre).
Il problema nella decifrazione isolata, è che queste verità sono usate in modo dinamico nel corso di una interazione terapeutica come impedimento a sottostanti verità ancora più profonde e caotiche, elemento questo al quale mi sono già riferito nel capitolo secondo e accennato da Bion (1962) qualche anno fa.
Bion sosteneva, infatti, che tali formulazioni sono in realtà asserzioni riconosciute attualmente come false, a dispetto della loro evidente veridicità. Ciò suggerisce che formulazioni veritiere possono operare come una bugia, o meglio, barriera-bugia; le formulazioni sono funzionali all’interazione terapeutica in quanto difese o distrazioni dalle attivate verità del momento maggiormente pertinenti.
Per illustrare in modo semplice questo punto, si può considerare il seguente colloquio:
“ Mi ami? “ Risposta : “Sei così insicuro/a !”
La risposta può contenere una certa verità, può rappresentare un valido insight, ma l’accento posto sull’insicurezza della persona che fa la domanda, agisce in questo contesto come una bugia. Costituisce uno sviamento dalla verità di maggior disturbo che investe lo sviluppo della relazione di coppia. Tutte le forme di decodifica isolata basate sull’inferenza portano ad affermazioni che sembrano corrispondere all’insight ma non sono funzionali allo sviluppo dell’interazione terapeutica.
Credere che una particolare attività di decodifica sia supportata dalla logica e dalla credibilità non comprende in sé un materiale clinico dai significati sempre convincenti.
Studi comunicativi hanno dimostrato che nella realtà, siffatte formulazioni distolgono dal lavoro di interazione terapeutica, e in particolare, sono un mezzo per evitare che percezioni codificate dei problemi del terapeuta emergano con validità nonostante siano elemento di disturbo.
Secondo la decodifica isolata un vampiro può essere visto come una madre “addenta-fallo” o un padre orale “addenta-fallo”, e perfino come una pericolosa figura di sorella/fratello. Se un sogno o un’associazione contempla elementi di: eccesso di indulgenza, domestici, fuga dalla vita di qualcuno, può tradursi in desiderio di fusione, come vorrebbe l’affermazione di un paziente in cui, a volte, riconosce di “ voler stare molto vicino a qualcuno, quasi dentro “.
Un paziente che dice di non sapere, a volte, da chi farsi stringere, rivela una confusione d’identità. La descrizione di una situazione in cui un paziente parla di una serie specifica di obblighi, di compiti svolti da un suo amico come fossero sotto la sua direzione, rappresenterebbe, per qualche terapeuta, l’uso narcisistico dell’amico come se fosse un oggetto proprio del paziente.
Un sogno o libere associazioni sulla mafia potrebbero voler dire una varietà di significati : disonestà, potere illecito, assassinio, corruzione, e simili. Una particolare attenzione a successive associazioni del paziente, minimizzerebbe la natura arbitraria della decifrazione isolata. Non voglio ora arguire che la decifrazione isolata sia meramente arbitraria e senza verità. Semmai, interessa un esercizio intellettuale che, da un punto di vista funzionale, dà risultati insignificanti.
Il difetto maggiore di questo tipo di decifrazione consiste nel dare ad intendere che i messaggi del paziente siano decifrati dal ‘ di dentro ‘, senza pienamente considerare gli stimoli correlati a questi messaggi, e in special modo quegli stimoli, o triggers, che esistono all’interno dell’interazione terapeutica. Da cui, il sistema aperto dell’interazione che effettivamente esiste tra paziente e terapeuta ( la natura adattativi della comunicazione umana) viene trascurato o addirittura negato dalla errata convinzione che il sistema intrapsichico, contenuto nel paziente, sia chiuso.
L’ APPROCCIO COMUNICATIVO ALLA DECODIFICA
Decodifica del Trigger
Nel decifrare un contesto adattativo, o un trigger, è bene capire che i messaggi manifesti sono risposte adattative agli stimoli che hanno, da soli, valenze comunicative. L’approccio comunicativo mostra come gli interventi del terapeuta agiscano da stimolo cruciale per la codificazione dei messaggi del paziente. Con ‘intervento‘ intendo dire ogni cosa fatta dal terapeuta capace di costituire uno stimolo al quale il paziente risponderà (il silenzio o il commento esplicito, il rispetto delle regole di base o la loro infrazione, riferimenti al setting, ecc.). Tutte le espressioni codificate di cui si ha testimonianza in psicoterapia, di fatto sono spiegate da questi interventi (tranne rare eccezioni). Il materiale codificato del paziente (e gli aspetti dei suoi sintomi o follia) dipende, in ogni seduta terapeutica, dalla natura e dalle implicazioni degli interventi del terapeuta.
Per cui, la figura o l’evento selezionato inconsciamente dal paziente, o di un particolare simbolo, dipenderanno da due elementi veicolanti sempre presenti: (1) la natura dell’intervento del terapeuta utile allo sviluppo dell’interazione terapeutica, e (2) le propensioni innate del paziente allo sviluppo della sua follia.
La decodifica del contesto adattativo mostra che i pazienti mascherano prima le percezioni minacciose dei loro terapeuti e, solo in un secondo tempo, rispondono con fantasie codificate.
Ci interessa, qui, il principio essenziale secondo il quale la decifrazione realmente significativa, che cattura le verità maggiori contenute in forma di derivati nel materiale del paziente (livello base della comunicazione inconscia), può essere effettuata e condotta partendo dallo stimolo immediato di un messaggio, dai fattori determinanti nel paziente, dall’interazione terapeutica presente, e dalla storia passata del paziente. La decifrazione del trigger, dopo tutto, cattura i significati inconsci realmente intesi, contenuti in forma derivata nelle associazioni manifeste del paziente. Ciò avviene perché tali messaggi sono risposte adattative agli stimoli, e gli stimoli principali interessano gli interventi del terapeuta. Va fatto notare che non tutti gli stimoli portano i pazienti alla codificazione dei messaggi.
I traumi esterni al trattamento guidano a risposte relativamente manifeste, con una minima valenza derivata. Per di più, stando a quanto esposto, quando si arriva alla natura e ai significati della follia del paziente, gli stimoli contenuti negli interventi del terapeuta mettono in moto risposte collegate alla follia, reazioni dense di messaggi dal significato multiplo, o di derivati. Ne consegue che la migliore tecnica per decifrare messaggi mascherati è quella che esamina il contesto adattativi o la decifrazione del trigger.
Tutti gli altri metodi di decifrazione sono funzionalmente errati e fuorvianti. Solo l’uso appropriato della decifrazione-trigger porterà ad una valida comprensione del materiale del paziente e alla convalida degli interventi in vero senso psicanalitico, indirettamente mediante l’apporto di nuovo, inedito materiale codificato, e ad una lettura complementare della superficie.
Dopo aver familiarizzato con questi quattro metodi di decifrazione, si può passare all’esame del loro funzionamento in applicazione all’effettivo materiale clinico.
Attraverso l’esercizio che segue, il lettore può farsi un’idea dei diversi modi in cui i terapeuti tentano di rispondere ai materiali dei pazienti, della vastità delle formulazioni soddisfacenti che il metodo produce, e del senso di chiusura che ogni metodo comporta con differenze di grado.
L’intento è quello di facilitare l’utilizzazione clinica della decifrazione del contesto adattativo, parte centrale di un valido ascolto in psicoterapia.
DECODIFICAZIONE
Esercizio 3.1
Questo materiale è tratto dalla terapia di una giovane donna con un serio disturbo depressivo. La paziente si è vista con una psicologa una volta a settimana, e contemporaneamente vedeva uno psichiatra due volte al mese in concomitanza con l’assunzione di antidepressivi. Quando la paziente
ebbe la seduta alla quale si riferisce l’esercizio, aveva visto di recente lo psichiatra.
La seduta con la psicologa inizia nel modo seguente :
“ Ho visto mia cugina questo fine settimana. Ha un grosso problema con l’alcool. Ha speso un sacco di soldi per farmaci e liquori perché i suoi genitori l’hanno viziata. Mia cugina ha bevuto tantissimo. Questo la distrugge dentro. Ha speso un mucchio di soldi per farmaci e alcool principalmente perché i suoi genitori l’hanno viziata, quello che non gli dà uno glielo dà l’altra. Lei vuole venire a vivere da me per un po’. Io rifiuto di prendermi cura di lei; lo facesse suo marito. Lei è come un uccellino che vuole due madri; una dovrebbe essere sufficiente. E a proposito di questo, alla sua età lei non dovrebbe affatto aver bisogno di una madre.
All’improvviso mi è saltato in mente il mio fidanzato. Continuo a pensare che è sposato. Non sa dove stabilirsi, se con sua moglie o con me. In un modo o nell’altro penso che l’intera situazione non è giusta. Lui dovrebbe scegliere una di noi e lasciare andare l’altra. Forse anche lui vorrebbe avere due madri.”
Prenderemo in esame questo materiale usando le quattro modalità di ascolto descritte prima e formuleremo le migliori risposte alle domande poste di seguito. Con ogni probabilità il lettore riconoscerà nelle risposte qui fornite le proprie impressioni, qualora invece emergessero delle discrepanze saranno più evidenti con le domande da 1 a 3. Ciò è attribuibile al fatto che tutte le forme di decifrazione isolata dipendono in larga misura dalla conoscenza e dalla sensibilità di chi decodifica. In teoria, le risposte prodotte dalla decifrazione del trigger dovrebbero corrispondere alle impressioni del lettore.
Riascoltando il contenuto manifesto : da questo materiale, quali significati si riescono a trovare in superficie, semplicemente all’interno dei contenuti manifesti ? Trarre delle conclusioni basandosi sulla sequenza delle associazioni.
RISPOSTA : lettura del materiale rispetto al contenuto manifesto :
A . il riferimento iniziale al problema del bere; la difficoltà riguardante la distruzione interiore. Segue il tema dei troppi soldi spesi e l’eccessiva indulgenza dei genitori. Può darsi che le immagini siano in relazione alla forma distruttiva del bere, la quale in parte deriva dai genitori troppo indulgenti, stando al principio secondo cui le associazioni di superficie devono, in qualche modo, essere implicite.
Qualche terapeuta potrebbe segnalare questa sequenza al paziente, nella convinzione che porle una certa enfasi dia nuovo significato al materiale. Da una decifrazione isolata si potrebbe avanzare l’ipotesi che la cugina risulta essere un sostituto della paziente, da notare però, che senza trarre questa specie di conclusioni alle associazioni iniziali è possibile attribuire altro significato. Ma quello che abbiamo è una sequenza di temi e immagini manifeste, ricche di contenuto, tradotte selettivamente in dichiarazioni dirette. A volte, gli stessi terapeuti, vengono indotti in errore dalla ricchezza che il materiale presenta in superficie, dalla quale desumere il significato inconscio. Nel caso in questione non è così; la paziente offre temi e immagini dei fatti in modo del tutto diretto e consapevole.
Perfino la paziente può facilmente comprendere le connessioni esistenti tra le sue associazioni.
In teoria, la riproposizione del contenuto manifesto, sebbene ricco in immagini e significato apparente, non identifica i contenuti inconsci con quelli codificati, con i significati o le implicazioni.
Successivamente, nella sua esposizione, la paziente fa riferimento al desiderio della cugina di vivere con lei. La paziente rifiuta di prendersi cura di lei e suggerisce che sia il marito a farlo.
In seguito la paziente considera la cugina come un uccello che vuole due madri mentre, sostiene, una dovrebbe essere sufficiente, anzi, alla sua età non dovrebbe aver bisogno affatto della madre.
In questa sequenza, qualcuno desidera vivere con la paziente, lei oppone il rifiuto e relega le mansioni di cura al marito della cugina. C’è un’analogia con l’uccello bisognoso di due madri e la proposta, il correttivo che una madre è sufficiente, o addirittura nessuna.Qui gli elementi richiamati in superficie sono: volere delle attenzioni, rifiuto di darle, volere due madri e la visione inadeguata di tali desideri. Per altro, un terapeuta potrebbe riascoltare questi temi e sentire che, a causa della ricchezza di immagini, un qualche significato nascosto o inconscio è stato identificato.
Naturalmente non è affatto così ! Sebbene ci sia indubbiamente una connessione tra il bere eccessivo della cugina, lo spreco di denaro e l’esagerata indulgenza dei genitori (temi che sono stati identificati in questa seconda serie di associazioni), l’effetto suggestivo che ne deriva non rappresenta una realizzazione significativa del materiale inconscio. L’osservazione sarà anche accurata ma poco profonda, isolata, e non aiuta molto il terapeuta ( e il paziente) a riconoscere le effettive implicazioni dinamiche di questo materiale.
C. Alla fine la paziente menziona il fidanzato sposato, la sua incertezza circa la decisione di vivere con la moglie o con lei, e la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato in tutta la situazione. Propone un altro correttivo: l’uomo dovrebbe scegliere una delle due donne. Argomenta che anche lui vuole due madri: Allude a una relazione extra-coniugale, all’incertezza dell’uomo nello scegliere la moglie o l’amante, e alla sensazione di qualcosa di sbagliato nella situazione. C’è il riferimento al bisogno di lui di scegliere una donna. Poi insinua che anche lui, come la cugina, desidera avere due madri. Basandosi su questo immaginario relativamente ricco, un terapeuta potrebbe riproporre il materiale manifesto alla paziente dicendo che lei sta parlando di una relazione amorosa, della scelta delle due donne coinvolte, di quello che di sbagliato c’è in tutta la faccenda e del fidanzato che desidera due madri.
Il terapeuta potrebbe inoltre collegare i temi manifesti del materiale relativo al fidanzato con quello appartenente alla cugina: entrambi, secondo la paziente, desiderano le attenzioni di due figure materne. Tema, questo, che può avere un altro collegamento con la troppa benevolenza dei genitori.
Seguendo l’ordine delle ipotesi, il terapeuta potrebbe commentare, insieme alla paziente, che l’eccessiva indulgenza dei genitori di sua cugina ha qualcosa a che fare con il desiderio della cugina di avere due madri, e aggiungere che la paziente ha espresso l’idea che anche il fidanzato desidera avere due madri.
Molti terapeuti infatti vedrebbero in questo commento una decodifica interpretativa di un importante significato inconscio tratto dal materiale. In realtà viene identificata una connessione che potrebbe non essere riconosciuta dalla paziente. Si è voluto rappresentare una lettura estremamente semplicistica di quei legami evidenti tra gli elementi prodotti dal paziente. Questo tipo di lettura non comporta un processo di decodifica, e quindi, non denuncia un significato inconscio rilevante.
Può solo servire come speculazione intellettuale. L’approccio è attraente visto che questo tipo di lettura diretta è relativamente semplice da compiere e si è dimostrata difensiva per il terapeuta.In più rende illusoria l’idea che attraverso la formulazione di ipotesi si possa lavorare con processi e contenuti inconsci. E’ importante perciò riconoscere i limiti di questo approccio e il modo in cui rimane talmente aderente ai contenuti manifesti da precludere delle vere implicazioni decifrate e perfino l’efficacia di certe deduzioni.
Una volta resi conto che questo materiale indica un complesso di questioni intrapsichiche e interpersonali, di cui il paziente non è cosciente, specialmente quelle valide e accurate percezioni che egli ha del terapeuta, si comprende come questo tipo di lettura superficiale abbia una valenza fortemente difensiva. Si prefigge di rivelare la verità mentre agisce come ostacolo alla medesima verità ( cioè come avviene nella formazione della barriera-bugia).
2. Procedere per deduzioni: partendo dalle associazioni manifeste esposte quali significati possono essere suggeriti traendoli come conclusioni conseguenti?
Per esempio, quali implicazioni sono contenute nel riferimento agli antidepressivi e all’alcool (avidità orale, ecc.)?
RISPOSTA: le seguenti sembrano essere le conclusioni più convincenti che si possono desumere dalle associazioni in oggetto:
A . Il bere eccessivo della cugina suggerisce una bramosia orale, bisogni masochistici, perdita di controllo e, più generalmente, bisogni orali auto-punitivi e conflitti. Questa immagine rappresenta bene la proiezione degli impulsi e delle fantasie della paziente nella cugina.( Si può sostenere che questo genere di spostamento sia valido per tutte le altre figure citate nel materiale ).
In sostanza, una siffatta formulazione implica che questi bisogni e conflitti patologici appartengono alla paziente sebbene siano stati attribuiti alla cugina (spostati da…a…., e proiettati in…).
B. L’idea della distruzione interiore assimilabile all’alcool è ulteriormente indicativa dei bisogni masochistici , seppure con una certa ansietà rivolta al corpo.
In termini più speculativi, l’immagine potrebbe implicare un qualche tipo di introiezione distruttiva.
Nota: il metodo deduttivo non smaschera l’uso dello spostamento, e tende a fare assegnamento sui significati diretti ed evidenti. Più ampiamente si hanno tali impressioni se si richiamano i principi dello spostamento e della proiezione a supporto di premesse meta-psicologiche applicate al paziente, come se fossero processi che avvengono semplicemente. Come in precedenza sottolineato, per spostamento si intende dare un’immagine al posto di un’altra: ossia, il paziente parla coscientemente della situazione A mentre inconsciamente si riferisce alla situazione B. Non si individua la situazione B avanzando per deduzioni, riferendosi al paziente quasi come a un esponente di conflitti universali standard; e la sua mente diventasse sede di trasmutazioni, dove il bisogno orale si traduce con riferimenti manifesti a sostanze assunte oralmente.
Gli psicoterapeuti trovano difficile fare una distinzione tra inferenza e vera decodificazione; per questo è importante stabilire le qualità di base di ciascun processo. In generale, il primo tipo di operazione tende a creare cliché, intellettualizzazioni, postulati teorici, tendenze implicate, configurazioni, ecc. Oltre a ciò, l’ambito delle deduzioni è il solo paziente o, talvolta, i postulati diretti interessano altri individui della vita del paziente, e le asserzioni fatte sono relative al suo conflitto intrapsichico escludendo le componenti internazionali di base. Una decodifica veritiera inizia da queste componenti internazionali di base, le implicazioni delle quali costituiranno quasi invariabilmente un altro contesto, la cosiddetta situazione B. Il lavoro di decodifica concerne la modalità per mezzo della quale le implicazioni vengono o non vengono espresse come elementi codificati dal paziente nel proprio materiale manifesto.
C. La cugina, viziata dai genitori, spende eccessivamente per farmaci e liquori. Ciò suggerisce: perdita di controllo, probabile senso di grandiosità, origine genetica di questi problemi, assenza di confini e limiti propri, presenza di competizione tra genitori nel compiacere di più la cugina (“quello che non le da uno glielo da l’altra”).
Si potrebbe sostenere che spendere denaro abbia implicazioni anali e perfino un senso di potere. L’implicazione di una identificazione della cugina con i genitori può, come osservato in precedenza, assumere un fondo di verità altrettanto per la paziente.
D. Più avanti la paziente afferma che la cugina desidera vivere con lei, ma che lei rifiuta di prendersi cura della cugina e propone piuttosto che sia il marito a doverlo fare.
Qui sono visibili temi di dipendenza, rifiuto della condivisione, ed elementi di responsabilità e assistenza da parte del marito.
Il desiderio della cugina di vivere con la paziente potrebbe valere come insinuazione di desideri omosessuali latenti, e il rifiuto da parte della paziente può essere una difesa contro questa omosessualità; formulazione sostenuta dall’immagine secondo cui la cugina rientra tra i compiti del marito.
Tutte formulazioni che hanno una connotazione familiare e sembrano significative e convincenti. A volte sembrano riguardare dinamiche e genetiche inconsce, e perfino avere elementi di convalida. Gli studi comunicativi,però, hanno dimostrato in maniera consistente che simili dichiarazioni interessano soltanto verità evidenti che, nell’interazione terapeutica, funzionano come delle falsità, come sistemi di bugia-barriera tesi ad evitare verità internazionali, di natura altamente caotica, maggiormente pertinenti, incluse le percezioni codificate della follia del terapeuta e del contro-transfert.
La plausibilità di una utilizzazione difensiva di questo approccio e le formulazioni teoriche generate in tal guisa, rendono la decifrazione deduttiva una speciale attrazione per il terapeuta incauto. La dimostrazione di queste funzioni difensive sarà chiara con l’applicazione della decifrazione del contesto adattativo.
E . L’espressione di un uccello che vuole due madri, pensando alla cugina, e l’esortazione a non averne, può intendersi come un eccessivo bisogno materno al quale opporre una rinuncia e l’assegnazione di un assetto-limite. L’uccello può essere visto come il simbolo di un bambino, forse perfino dei genitali maschili e femminili, dell’essere piccoli, aver bisogno di aiuto, e anche dell’abilità onnipotente di levarsi in alto e volare.
F . Alla fine, il riferimento all’amante della paziente, al suo presumibile bisogno di scegliere tra la moglie e l’altra, la sensazione di qualcosa di sbagliato in tutta la faccenda e, anche per lui, il bisogno di avere due madri. Qui si potrebbe avanzare l’ipotesi di un triangolo edipico, con rivalità tra la paziente e la moglie di lui, sebbene possa essere vista altrettanto come una forma di rivalità latente tra fratelli. Nella sensazione di qualcosa di sbagliato in tutto c’è una qualità della coscienza , o super-io, ed elementi di trionfo e favoritismo nell’indurre l’uomo a scegliere una delle due donne con le quali è coinvolto.
Si può ipotizzare che il desiderio di avere due madri abbia implicazioni simili a quelle rilevate in precedenza circa i bisogni della paziente paragonabili a quelli della cugina.
In breve, il processo inferenziale implica traduzioni, generalizzazioni e, come di regola, intellettualizzazione. Ne risultano formulazioni che hanno spesso una qualità impersonale nonostante si possano collegare alla storia personale del paziente, quando di questa si è a conoscenza. Molti terapeuti difficilmente apprezzano il fatto che certe traduzioni non attivano un processo di decodifica ma sostituiscono una serie di nozioni, idee o immagini con un altro insieme di nozioni, idee o immagini. Grazie a queste sostituzioni si crede di scoprire un significato o una funzione inconscia, confidando in asserzioni tratte dalla teoria psicoanalitica.
Proposito non sorretto, però, da una convalida in termini di insight o di altro materiale codificato se gli interventi del terapeuta si basano su derivazioni del genere .
Infatti, il paziente risponde con il processo logico dell’inferenza e della intellettualizzazione riducendo al minimo l’unicità di immagini , espressioni derivate sorprendenti, o insight cosciente.
3 . Quali significati si possono ottenere dalle immagini del paziente decifrandone isolatamente il simbolo? Ovvero, valutare le asserzioni del paziente come simboli relativi ai contenuti intrapsichici e alle fantasie e memorie inconsce. Usare le deduzioni fatte nella risposta alla domanda n. 2. Per esempio, i riferimenti ai farmaci e all’alcool potrebbero suggerire qualcosa di interiormente distruttivo, forse derivante dall’esperienza di una madre troppo indulgente.
(Accertarsi di distinguere una buona parte di spostamento e rappresentazione).
RISPOSTA . La decifrazione isolata e l’inferenza spesso coincidono. Il lettore potrebbe dare a questo esercizio molte risposte già apparse in precedenza. In generale, la decifrazione isolata richiede il tentativo di districarsi tra i simboli con asserzioni relative ai conflitti intrapsichici , a fantasie e memorie del paziente. Il terapeuta indulge alla speculazione, come pure privilegia gli aspetti genetici e fantasiosi del materiale del paziente, che di fatto sono visti come appartenenti a un sistema chiuso in cui il paziente, a volte, interagisce con figure esterne. Non è riservata alcuna considerazione per l’aperta, evolutiva interazione con il terapeuta.
(continua……)
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(Traduzione personale)