12 October 2008

Il corpo

Filed under: Il corpo — Amministratore @ 13:25

IL CORPO E L’INCONSCIO

La possibilità di un trattamento più efficace alla psicopatologia ed al disagio psichico, richiede uno strumentario poliedrico, più ricco e più specifico, in grado di operare un intervento appropriato e mirato, che si avvalga di un approccio terapeutico e di una metodologia più articolata.
Tecniche valide anche separatamente, derivanti da prospettive teoriche diverse, impiegate insieme, un progetto complessivo di ristrutturazione della personalità con interventi più circoscritti atti a ridurre sintomatologie specifiche.
Le conoscenze attuali in materia, hanno avvallato la validità di approcci diversi, sostenendone la loro possibilità applicative.
Allo stato attuale della conoscenza, avanzare pretese di efficacia terapeutica è sostanziale. Sappiamo bene quanto la tematica della validazione dei risultati in psicoterapia sia stata generalmente trascurata.
Ma proprio la richiesta di riduzione della sofferenza del singolo, anche dello psicotico, che oggi, sotto trattamento medico con psicofarmaci (antipscicotici di seconda generazione in Italia), è in grado di chiedere, e lo fa di frequente, allo psicologo e allo psicoterapeuta : “Dottore, posso guarire?”, impone una profonda riflessione ed un ulteriore stimolo alla ricerca per poter dare una risposta affermativa e fondata alla richiesta più spesso implicita o esplicitata attraverso questo penetrante interrogativo diretto.
Al coraggio di rispondere vagamente o negativamente, si vuole sostituire una risposta positiva ancorata a fatti convalidati, che oltre ad accrescere le speranze dei pazienti e per i pazienti, proponga indicazioni sostanzializzate e confermate, riguardanti, la gestione della trasformazione intrapsichica e relazionale, che operi tramite un progetto preciso, che abbia la possibilità di procedere ed agire anche attraverso canali diversificati.
Al di là dell’atto di fede su un’unica metodologia, e quindi di un unico tipo di intervento che può appassionare al momento, vale la pena porsi dalla parte del paziente e cercare le risposte che questi sollecita, poter ricorrere a più strumenti appropriati alla richiesta particolare del paziente, e corrispondere alla stabilità dei risultati terapeutici.
Non è trascurabile la difficoltà contingente dell’adozione di approcci diversi che presumono una competenza specifica in ambito:
• psicoanalitico (in quanto rimane nell’ambito delle psicoanalisi )
• ambientale
• immaginativo
• corporeo.

La difficoltà maggiore, o la resistenza più diffusa concernente l’adozione della multimedialità in psicoterapia attiene alla pratica corporea, il corpo come strumento attivo e passivo, il corpo socialmente ancora come tabù: intoccabile, luogo di proibizione, di divieto, luogo di interdizione sacra, e luogo di blocco psichico.

Impegnativo ed intrigante, uno strumentario elastico per risultati proficui:
gli impedimenti superabili nella naturalezza, in vista delle finalità ultime; l’ostacolo concretamente più rilevante è personale e mentale attiene al superamento delle personali convinzioni limitanti superabili attraverso un training adeguato.
Al di là di un eclettismo improvvisato quindi, una solida mediazione metodologicamente valida, nella clinica e nella prassi per ovviare all’incertezza applicativa di un unico metodo, che segni la prevedibilità dei risultati.
Attraverso la diagnosi anamnesica e nosografica, con l’ipotesi strutturale si delinea la guida al percorso terapeutico guidato alla la guarigione.

IL MOMENTO CAOTICO DELL’ANALISI CORPOREA

Vale una premessa: non è solo l’insight ad indurre la guarigione.
L’effetto terapeutico può avvenire anche senza presa di coscienza, risultando essenziale la partecipazione vissuta; anche quando l’attenzione cosciente agisce da resistenza, la coscienza non solo è necessaria, ma anche indesiderabile; quella stessa coscienza che può bloccare l’esecuzione di movimenti automatizzati, e può indurre ostacoli nella forma di coscienza morale.
Il lavoro sul corpo attiva difese specifiche ad ogni quadro diagnostico.
Nel corpo è intessuta la trama esperienziale dei conflitti psichici: corpo nel significato di Schopenauer, come oggetto di rappresentazione immediata, in cui si configura e si incarna l’esperienza, e luogo della volontà, dei giochi pulsionali, dei desideri, delle soddisfazioni e delle sofferenze.

Corpo, materia e forma di una totalità, sistema complesso omogeneo, soma e psiche in stretta relazione, e corpo strumento privilegiato nell’opera di trasformazione, luogo di guida e verifica del passaggio, da una condizione iniziale coartata e limitante ad una condizione evolutiva, in grado di ampliare e supportare un ventaglio di possibilità e di scelte, in grado di raggiungere e conservare una prospettiva di maturazione individuale e relazionale.
La ricerca applicativa della multimedialità ha rilevato nel momento caotico un’occasione importante per la riorganizzazione psichica: Caos, quale caratteristica dei sistemi dinamici, ad evoluzione complessa, in cui variazioni anche minime nelle condizioni iniziali provocano grandi differenze nella successiva evoluzione. E dal caos, quale condizione iniziale, situazione precosmica, dal disordine e dalla mescolanza originaria di tutti gli elementi fondamentali, vengono tracciate nuove coordinate spazio temporali.
O nella caratterizzazione mitologica della evoluzione creatrice in tre fasi fatta da A. Virel, chiamata cosmogonica, con Urano nella prima fase caratterizzata dal fermento caotico indistinto; con Crono il regolatore, nella seconda fase detta schizogenica, mette fine ai flussi indefiniti. Con una battuta d’arresto blocca la creazione: è il tempo simmetrico, il tempo dell’identità. E nella terza fase che chiama autogenica: Zeus, segna la fine dell’anarchia, una nuova partenza ordinata, e dopo la precedente discontinuità di misure e fissazioni che hanno permesso una prima distinzione, riprende l’evoluzione, con la presa di coscienza di sé stesso e dei rapporti di causalità, con la delimitazione delle creature e delle cose.
Dal caos e nel caos, luogo di confusione originaria e di indistinzione prima ma non solo per fini catartici, con forza creativa, abilitare l’evoluzione delle componenti psichiche; e l’es è stato definito un caos, che non significa totalmente privo di un’organizzazione, di regole e di una funzione da riattivare. Coordinare esigenze pulsionali in accordo con esigenze di realtà, ampliare lo spazio del possibile, volgere al conseguimento del piacere emozionale.
Il corpo soma, così come lo percepiamo, il corpo schéme corporel così come lo immaginiamo, attengono al mondo della rappresentazione, come soggetto in funzione di un oggetto.
Partendo dal soma, nella riappropriazione della percezione e nella ristrutturazione dell’immaginario ad esso connesso, spogliato catarticamente o meno dei blocchi involutivi ivi impressi, può aver luogo la riappropriazione dello schéma corporel attinente al mondo come volontà. Tracciando sul corpo i nuovi confini, individuata la nuova forma, rimodellare, ridefinire limiti armoniosi ed equilibrati, dalla stimolazione e manipolazione favorire spazi libidici più estesi; pertanto luogo privilegiato di ricongiungimento di vissuti e psicodinamiche nuove che sostituiscono, cancellandole, vecchie memorie di frustrazioni che ne hanno ridotto anche la sensibilità, risultando negative all’apertura del desiderio, alla conseguente espansione della volontà, luogo di sintesi della più ampia realizzazione pulsionale e passionale.

INFLUENZE CULTURALI SUL CORPO

La mente mente,
il corpo non mente.
(anonimo)

Il corpo risente dei retaggi culturali, indotti storicamente tramite l’adeguamento alle leggi ai costumi e alle consuetudini di una popolazione, compiuta dall’educazione attraverso i suoi diversi canali formativi.
La legge scritta, in primo luogo, che regolando diritti e doveri del singolo ne indirizza il comportamento. Gli usi e costumi potenzialmente più variabili risentono delle credenze religiose o dei culti prevalenti contraddistinti tutti, dalla limitazione e del divieto.
La religione, come prima fonte del diritto, allineata oggi in molti ordinamenti, come libertà di culto, almeno in occidente, spesso come prima legge scritta, influenza la cultura orientale ed occidentale, in forma diretta o indiretta quale etica ritualizzata e vincolante, quando non sia essa stessa, assunta a legge del paese.
Eppure il corpo tra natura e cultura, è corpo fisico e corpo vissuto, materia e teatro di un dramma. Terreno di un’impronta simbolica, proveniente dalle reazioni alle relazioni emozionali e relazionali, segnate dalle norme e dai riti, trattenute dalle rappresentazioni fantasmatiche originatesi nell’esperienza individuale e sociale.
Corpo che assimila l’esperienza trasformandola nel suo codice simbolico culturale, e corpo che informa: Anche la lettura del corpo è culturale: riconosce nella forma del corpo, nella postura, nella mimica e nei gesti, caratteristiche espressive sociali comuni.
Nell’abbraccio per esempio, rinvenuto quale primo messaggio emozionale genitore-figlio, il contatto e scambio preverbale, sintesi mentale corporea importante, in occidente si esaurisce presto quando il figlio è cresciuto, eppure rimane come memoria del corpo e scarica e contenimento energetico da rivalutare, nello scambio di sentimenti sensazioni, precluso o esposto a restrizioni, sempre più formalizzato, resta quasi abbozzato oggi, nel gesto della prassi sociale.
L’ambiente culturale, che preclude il contatto fisico nelle sue diverse modulazioni, fra gli uomini tra loro, o fra le donne (meno), il contatto che non sia sessualizzato, e in quanto tale contestualizzato, e pertanto circoscritto, resi tabù dall’orrore sacro dell’incesto, o della temuta omosessualità. Nei paesi islamici in cui molto meno è proibito agli uomini, per esempio proprio l’omosessualità, il proibito più ambito è rappresentato dal vino, la cui assunzione che non è dato mostrabile.
Corpo fisico oggetto di cure, corpo campo pulsionale, sacro o proibito, pericoloso o impuro, corpo tabù, e corpo parcellizzato.
Corpo luogo dell’eros, demone, curiosità che spinge alla ricerca del piacere, ma con Nietzsche non solo piacere fisico.
Nella rinnovata attenzione sociale dell’occidente, per il corpo, che attraverso la ginnastica ed il culturismo che parte dal soma, che prefigura una forma – siluette socialmente ideale, ripristinando l’antico detto “mens sana in corporee sano”, riattiva una nuova percezione di sé in quanto corpo legato al benessere, il limite è riscontrabile, nell’adozione delle pratiche culturalistiche quali emergenti rituali ripetitivi e incoercibili, e come tali sostitutivi di altri sintomi, benefici finché reiterati. Spesso ritenuti coartanti ed abbandonati dai più, che ne avvertono la fatica e la coartazione. Invero nel cammino verso una integrazione, in un approccio che si prende cura solo del corpo-soma, il percorso prevede necessariamente altri passi di un passaggio esistenziale, verso una condizione di maturazione più complessa nei suoi elementi costitutivi esperienziali ed emotivi: la maturità come condizione di non ritorno regressivo a stadi precedenti, al campo limitato, punto di eterno ritorno, di un sistema caotico primitivo, non strutturato, ad una forma che ne permetta la sua continua evoluzione.
E’ interessante notare, come l’occidente e l’oriente si siano incrociati, volgendosi uno verso l’altro alla ricerca del meglio dell’altro, immaginato quindi altrove. Il mondo occidentale prima esaltando le caratteristiche ignote, e perciò solo inizialmente, appetibili, relative all’immaginario sessuale; verso luoghi che permettevano di esercitare lo spazio dell’immaginario, la rappresentazione mentale del massimo piacere, dove i limiti erano superati dal numero di possibilità realizzatrici del piacere fisico supportato dal superamento della proibizione e del divieto culturalmente imposto. Ma quando non è più proibito, ed è pertanto già così, meno piacere, un ritorno ai sentimenti, all’affettività e alla mente come luogo e momento di soddisfazione supportante il corpo e la parola, nella ricerca di tenerezza, che apre il campo all’espressività autentica dell’essere umano globale.
Con le pratiche religiose orientali, e nel recente ritorno all’oriente dell’occidente, storicamente non casuale, si manifesta la ricerca di una dimensione più ampia, dello spazio emotivo e relazionale, la ricerca allargata di una integrazione fra mente e corpo.

LA PSICOTERAPIA CORPOREA COME TRASGRESSIONE
La trasgressione come strumento terapeutico

Psicodramma senza copione: nella scena dello spazio terzo, fra realtà e sogno, accompagnato dall’analista, si includono i tasselli mancanti, nel repertorio del paziente, nuove esperienze, nell’interpretazione della sua parte, ora coscientemente, volta a colmare il rimosso, e a ristrutturare l’immaginario.
Trasgressione controllata, prevista dalla trama dell’intervento semistrutturato, parte da manipolazioni corporee passive ed attive che riattualizzano desideri, eventi e traumi lontani ancora attivi nel presente delle difese stabilmente fissate, coartanti, per il funzionamento intrapsichico, i rapporti oggettuali nelle espressioni dirette della relazionalità interpersonale.

Quest’ultima si presenta ridotta variamente nelle diverse patologie limita lo spazio della progettualità ed altera la modulazione degli interscambi maturi della reciprocità, per l’impossibilità di tener conto della dimensione spazio-temporale biunivoca, attenta dalla più ampia espressione della volontà del singolo. All’espansione permessa dal libero fluire delle energie bloccate sul corpo-inconscio, per permettere nel contempo di modificare i limiti individuali, i limiti vissuti, lo spazio della possibilità, per gestire il ravvicinamento e l’allontanamento dell’alterità. Manipolazione fisica per indurre la possibilità di manipolazione nelle relazioni interpersonali: il termine (spogliato del giudizio morale) risulta il più pertinente ad esplicitare la modificazione profonda.
L’altro, elemento di importanza costitutiva per il NEONATO, confine e limite differenziante; prima protettivo (nel bambino in braccio il confine è molto stretto, nell’allontanarsi carponi o meno, la sperimentazione del limite variabile nell’esplorazione, nel ritorno rassicurante l’acquisizione del controllo della paura).
Importante quindi, l’esperienza della “possibilità”, offerta dalle figure parentali, figure intercambiabili ma indispensabili per la loro funzione di rassicurazione allo sviluppo, nella concretezza fisica prima, legata all’esperienza del corpo nell’ambiente fisico, modulato dall’abilità nella cura parentale.
La componente temporale si forma nella regolarità delle cure prima, poi nella guida articolata dalla protezione, rassicurazione, incoraggiamento al contatto, all’esplorazione alle carezze che imprimono piacere sul corpo totale e nelle sue singole parti tracciandone i limiti.
Si riconosce il valore, a tal proposito, alle regolari manipolazioni di carattere rituale compiute dalle madri indiane sui loro piccoli dalla tenera età.
Il corpo fonte di piacere e di interazione fin dalla nascita. Il neonato prima solo corpo, solo inconscio, creta da modellare, scultura che resta dimensione inconscia fissata fin dalle prime esperienze manipolatorie, di rielaborazione manuale, risultando insufficienti quelle del massaggio tecnico asettico, neutro, che, sicure, infondono sicurezza, regolari offrono i confini appropriati, attraverso la formazione ed il riconoscimento del desiderio e della sua soddisfazione vengono stampati e stabilizzati tramite l’erotizzazione che consente il passaggio dall’istinto, al bisogno e alla pulsione.
Aspetto questo molto importante per la genesi delle carenza di personalità adulta, consistente nella mancanza di controllo istintuale, in difetto nel contempo dei limiti corporei che si manifestano quali dispercezioni, e nelle forme del desiderio, quale impulso irrefrenabile, senza limiti, impossibilità di procrastinazione.
Nei casi psicopatologici più importanti, quello corporeo si rivela come un approccio terapeutico determinante per nuove acquisizioni relazionali e ristrutturazioni dell’ esperienza.

DELLA RAZIONALITÀ ED IRRAZIONALITÀ

Della coscienza e dell’inconscio

La società moderna caratterizzata da un alto grado di razionalità, esige un elevato patrimonio di conoscenze e notevoli competenze specifiche e settoriali, l’esercizio di attitudini attentive e logiche che implicano un continuo impegno ed uno stato di coscienza che permettano la discussione, il raziocinio e l’intelletto e la saggezza.
Eppure una gestione esclusivamente razionale della vita che ne conforti al contempo l’elemento irrazionale è in concreto improbabile, in quanto difficilmente riconoscibile dalla logica: sappiamo invero come i fattori emotivi vengano razionalizzati e giustificati in una commistione che confonde gli aspetti logici da quelli inconsci e pertanto indicibili, verbalmente intraducibili.

Nel contempo nell’uomo si presentano esigenze istintive, affettive, bisogni inconsci la cui espressione viene limitata a livello sociale. Per quanto concerne gli aspetti affettivi ed emotivi privati: il desiderio il piacere l’immaginazione restano sistematicamente ad un livello latente, e cercano una forma di soddisfazione socialmente permessa e condivisa. La comunicazione è caratterizzata dall’espressione parallela di desideri o preoccupazioni inconsce, da bisogni fisici di benessere e soddisfazione che iniziano dalle prime esperienze di contatto corporeo e qui vi imprimono, una mappa di sensazioni che diverrà indelebile. Attraverso i condizionati, resteranno impressioni indefinibili che rimarranno nell’immaginario, prima indotte e poi stimolate dalla manipolazione.
Ed ogni emozione è sintesi di sensazioni esperite sul corpo, che nel corpo viene segnata. Corpo fisicamente sfiorato, e substrato emozionale delle registrazioni.

Ogni desiderio ripropone la incompletezza emozionale, nella sua immediatezza fisiologica esperita come mancata corrispondenza tra la possibilità, la realtà memorizzata come esperibile, e la realtà concretamente esperita nel qui ed ora.

Parliamo del corpo quale luogo fisico della registrazione emozionale, lastra sensibile impressa dai correlati fisiologici e percettivi di esperienze di piacere e di dolore.
Apprendimenti primari registrati e poi rievocati dalla soddisfazione o dal malessere, vengono riattivate da stimolazioni analoghe.

La difficile codifica verbale delle sensazioni e delle emozioni, distinguibili nei segni e nei gesti corporei, di accoglienza e ricezione, se avvertita come gradevole o letteralmente mosso dal rifiuto se sgradevole, attuato nella ricerca attiva ovvero nella fuga dalla fonte di stimolo.
Le risposte immediate di calore, brividi, lacrime, delle reazioni della pelle, delle contrazioni muscolari. Ed il corpo si esprime, parla prima e poi insieme alle parole con sguardi, impressioni, movimenti di avvicinamento allontanamento.
E come lastra impressa , innescherà automaticamente le risposte appropriate o inappropriate, acquisite in un’unica volta in maniera violenta o traumatica, o che necessita di ripetute impressioni rinforzate qualora siano sotto l’intensità soglia, insufficiente a costellare positivamente nel substrato fisico, la struttura dell’esperienza piacevole, fonte costruttiva e favorevole all’acquisizione di uno schema corporeo quale sintesi psicofisica di una struttura caratteriale.
Molto si è scritto e ritornato in auge a più riprese nella riscoperta del corpo quale luogo di formazione dell’immaginario, e luogo mosso dalla volontà. Luogo di benessere e malessere, di piacere o di insoddisfazione.
Per pervenire a tale scopo uno strumento esclusivamente razionale mostra la sua fallacia, altrettanto quanto la sola intuizione.

DELLA FRUSTRAZIONE

Nel malcelato ed ambizioso obiettivo costantemente perseguito dall’uomo, di addivenire alla verità ultima, qualcuno ha ravvisato una grande possibilità esplicativa, nella dinamica dell’aggressività umana, ma la sintesi non è stata conclusa. Sembra invero troppo semplice, conseguente applicazione nell’indicazione pedagogica di contenere al più (ma mai totalmente) le frustrazioni, fisiche e mentali, ampliando maggiormente lo spazio della gratificazione, soddisfazione diretta ed indiretta. Ci si arresta sul quesito dei limiti spazio temporali. Di quali siano i confini ottimali? Perché in fondo la questione sta sui limiti, su una previsione ed una determinazione degli eccessi e dei difetti compromissori di una funzionalità adeguata. Intendendo per adeguata, la ricerca adulta di una realizzazione di appagamento compiaciuto, di ampliamento delle possibilità di vita e movimento, in un percorso segnato dalla volontà cosciente nella soddisfazione della volontà inconscia, senza prevaricazioni frustranti tali per cui le azioni saranno date da reazioni aggressivo -distruttive delle relazioni interpersonali e degli altri.

Abbiamo fin’ora guardato al singolo individuo, in ciò che nella sua fisicità corporea accade: ma ben conosciamo la sottesa modalità relazionale in cui ha luogo la crescita e la evoluzione psichica del bambino. Molto si è scritto sulla madre, e poi sulla figura materna come oggetto, come rapporto, come rapporto privilegiato, che sottolinea l’unilteralità dell’investimento oggettuale, soltanto di recente affermata come persona in nuce in relazione con un’altra persona, nella complessità che contiene tutti gli aspetti precedentemente individuati, di volta in volta sottolineati ed in primo piano, in un’approssimazione costante alla più complessa realtà. Realtà di una interazione, che non trascura alcuna delle variabili che entrano in gioco nella reciprocità circolare, e nel segno del bambino come persona, nello scambio di informazioni effettuate nell’alternanza, che agiscono su ogni membro della coppia “bambino-figura materna”. Spesso si è detto di madre sufficientemente buona, di astratte cure materne, deficit totali di cure fisiche con effetti disastrosi nell’ordine dell’eccezionalità, ed i cui asseti intermedi indirizzano alla nevroticità. Più grave l’inadeguatezza e più grave si presenta il deficit: pensiamolo come risultato delle frustrazioni non adeguate, né necessarie quali quelle scandite dal tempo e dallo spazio reale e concreto della soddisfazione, perché la prima esperienza è estremamente concreta.

E va sottolineato il rilievo negativo che assume la frustrazione, per gli effetti che produce a livello relazionale, per la compromissione che può comportare sull’acquisizione, di modalità operative efficaci, alla ricerca e al perseguimento di obiettivi individuali e sociali, fisici e mentali, che sanciscano e confermino un adattamento armonioso della personalità nel contesto sociale più ampio.

LA COGNIZIONE DELLA MORTE INIZIA DAL CORPO
La negazione del corpo
Il pensiero del corpo che muore, ed il pensiero che muore col corpo

È nel pensiero, lo strumento della ragione, che agita interrogativi sulla conoscenza del mondo, sul mistero, sulla vita e sulla morte, sull’ignoto in genere alla ricerca di spiegazioni definitive.
Ed è questo pensiero che si assopisce mentre un’altra dimensione della mente ha bisogno di fermare e di ripetere un’esperienza totalmente diversa, uno stato di piacere, di consapevole appagamento rinnovato, di un’abitudine alla regolarità e di una costanza emotiva, una calma ed una distensione fisica e mentale che parte ed arriva sul corpo, il corpo quale luogo fisico dell’inconscio, della irrazionalità, mezzo e fonte di diletto adulto, che ripete la fine e si rigenera in una accettabile e regolare compulsione.
È nella mancanza di vitalità nella depressione che il corpo muore, si eclissa alla vista degli altri, si mostra non reattivo, non interagisce, recita un dramma oscuro della morte vissuta da vivi. Morte come rappresentazione della mancanza di vitalità: della forza e dell’ energia

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