14 October 2008

Il fatto di cronaca

Filed under: Criminologia — Amministratore @ 00:57

IL FATTO DI CRONACA

UDINE, 13 Maggio 1997

E’ stata uccisa con 27 coltellate, Santa Pagnucco, un’insegnante di inglese durante una lezione privata. Si arriva subito all’individuazione dell’omicida, un ragazzo di 17 anni, Mario, figlio unico di una famiglia socialmente ed economicamente in vista.

DALLA PERIZIA PSICHIATRICA
Notizie anamnestiche:

VITA SCOLASTICA:

Il minorenne, sempre promosso, fin dalla quarta elementare si avvale di un sostegno extrascolastico; durante le medie a casa , da solo non faceva niente, ma a scuola riusciva ugualmente abbastanza bene;
dopo un mancato inserimento ad un liceo scientifico e a difficoltà, dal mese di gennaio ha abbandonato la scuola, e d’accordo con il padre, continua la preparazione scolastica privatamente, con l’ausilio di alcuni insegnanti, si sta preparando agli esami di maturità:
materie preferite: inglese e matematica;
con gli insegnanti si trovava bene, quello di matematica era buono e lo faceva sentire più tranquillo, più sicuro;
l’insegnante di inglese, che conosceva da tempo, il giorno del delitto, partendo da un errore: now (ora) invece di know (conoscere) che definisce errore grossolano, lo rimprovera del suo disimpegno e si lascia andare ad una predica: “ se va avanti così, sarà tutto inutile, per non parlare dello spreco di denaro da parte di suo padre…”

SOCIALIZZAZIONE

Gioca nella squadra di calcio dei pulcini per due o tre anni, dove ha un amico un po’ più grande: quando l’amico se ne va non gli piace più andarci, e da allora non fa più sport.
D’estate gioca in cortile con un amico, o con i figli del custode.
Non gli piace leggere né andare al cinema. Ha un televisore in camera sua, guarda film e programmi per 3-4 ore durante il giorno e altre ore la sera, solitamente da solo. Preferisce film d’azione e d’avventura: attori preferiti, gli eroi del momento, e cartoni animati del genere avventuroso con scene violente.

VITA FAMILIARE

I genitori interferiscono poco nella sua vita dicendo solo “lava i denti o cose così”;
lasciato libero dai genitori di decidere, da solo va a letto intorno alla mezzanotte;
gli dicono di studiare ogni tanto;
se glielo chiedono vede la televisione con loro, la sera;
i genitori che litigano, fino a scene di violenza, da anni dormono separati, è Mario che dorme al posto del padre;
il padre andato in pensione, anche per seguire Mario, concentra su di lui le sue attenzioni affinché concluda gli studi;

LA PERSONALITA’

Capacità intellettiva nella norma (misurata anche dal Q.I.);
si esprime per monosillabi;
emergono invece significative carenze sul piano affettivo, in cui manifesta notevole immaturità: potrebbe avere 11-12 anni da questo punto di vista;
avverte un limite, un complesso che gli ostacola la possibilità di provare simpatia ed innamorarsi: non ha nemmeno un’amicizia, e con le ragazze niente, neppure una parola, aveva paura di non piacere;
ha sempre avuto paura di dire cose sbagliate, di essere accettato;
la sua sessualità espressa dalla masturbazione ed una forma di voyerismo che lo porta alla visione di giornali pornografici, di videocassette, a spiare da pertugi a volte la mamma in bagno, talvolta una vicina di casa verso la quale prova una sorta di attrazione erotica;
a scuola , magari lo prendevano in giro, ma un po’ in generale, anche per altre cose…;
evitava le persone per non farsi vedere, non salutava, lo sguardo degli altri lo imbarazzava, non sopportava il fatto di sentirsi osservato, era come se gli altri potessero trapassarlo, scoprire ciò che aveva dentro, decifrare i suoi pensieri;
…magari pensavano cose negative su di lui.;
confessa di non piacersi, vorrebbe cambiare assomigliare ai modelli dei supereroi, nel dentro;
non riesce a muoversi senza problemi, si sente diverso dagli altri coetanei;
la sua grande paura: rimanere isolato, che nessuno lo chiami, che non esista;
tutta la sfera della socialità , e in senso più ampio, dei rapporti affettivi, risulta ampiamente amputata. Mario cerca di evitare qualunque relazione, come se non si ritenesse poi in grado di sostenerla. Rapportarsi agli altri significa pericolo.

Durante la perizia emerge un evento, che attira l’attenzione dei periti che denomineranno:
Il trauma:
Mario racconta una scoperta che fa casualmente: una sera nota in casa una borsa che contiene una cinepresa ed una videocassetta. Inserisce la videocassetta nel registratore, e si trova davanti una breve sequenza di due minuti, non chiara, nella quale è ripreso il padre, mentre ha un rapporto sessuale con una donna, più esattamente una vicina che il ragazzo ogni tanto spia.
Anche se in un primo momento, il ragazzo appare cinico, afferma in seguito che quella scoperta lo ha addolorato enormemente, e da quel momento lo condizionerà pesantemente.

Questo episodio viene ipotizzato quale gravissimo trauma che causerà il suo repentino cambiamento: qualcosa che blocca il percorso del suo processo evolutivo fino a quel momento normale: il suo carattere sereno ed il suo rendimento scolastico, subiscono un rapido ed improvviso cambiamento

Il primo movimento che causerà questo fatto, sarà di informare la donna: farle sapere che lui sa. C’è la percezione che l’ingiustizia sia insita nel fatto. E da qui, l’ideazione del ricatto: con la cassetta può rovinarla comunicandolo ai figli e al gelosissimo marito, invece suo padre informato dall’amante, prima con allusioni e poi con i fatti: cercherà di comprare, il silenzio del figlio; sottostà ad ulteriori ricatti e donazioni, tentando infine di comperare la videocassetta, ma il gioco continua… e viene privato così dell’autorevolezza e della credibilità. Le difficoltà scolastiche e l’abbandono della scuola ammesse come provocazioni ed aggressività rivolte al padre e alle sue ambiziose aspettative, che lo seguiva perché Mario “andava fuori dalle regole”, ciò viene percepito dal figlio, come violenza alla sua soggettività e alla sua sensibilità.
E proprio con lo stato di nervosismo e rabbia che non sapeva come sfogare, dopo l’ennesima frustrazione provocata dal padre, arriva alla lezione il giorno dell’omicidio.

L’ulteriore frustrazione prodotta dall’insegnante che dopo la predica si allontana e va in bagno, fanno la loro parte: appoggiando la mano sulla tasca, sente sporgere il piccolo coltello, con una lama di cinque centimetri, che porta sempre con sé. Lo tira fuori e va ad aspettarla fuori dal bagno. Nel fare questo i pensierI: la scuola che andava male…lo spreco inutile di soldi… il peso degli studi…i rimproveri ricevuti…basta con tutto… voleva solo spaventarla…la odiava…tremava…pensa di metterlo via… invece continua… una specie di vendetta, perché lei non l’aveva capito… il primo colpo…è necessario continuare…la donna chiede che cosa gli ha fatto…e lui la colpisce con grande forza… ripetutamente…sentiva l’adrenalina…
27 coltellate, la finisce poi con un mattarello, venti-trenta volte, la prende a calci… senza eccitazione sessuale, dice.
Si lava le mani, rimette un po’ in ordine, e va tranquillamente alla lezione successiva.

IPOTESI SULLA DINAMICA DEI FATTI:

EVENTO TRAUMATICO-TENTATIVO DI SOLUZIONE-RICHIESTA DI COMPLICITA’-DELUSIONE-VENDETTA

1) SCOPERTA-TENTATIVO DI SOLUZIONE=RICHIESTA INCONSCIA DI USCIRE DAL SEGRETO (RENDENDOLO PUBBLICO)

Premesso che le risorse psichiche del soggetto sono sicuramente inadeguate, ad una gestione matura della conflittualità amplificata dall’evento traumatico, i tentativi di risolverla, o ridurla, che teoricamente in questo tipo di caso potevano essere altri: nascondere di essere a conoscenza dell’esistenza della videocassetta (negazione?), colpevolizzarsi per aver curiosato; oppure richiedere un aiuto esterno, condividendo il segreto con la madre, o delegando un altro adulto a farsi carico, di una saggia prospettiva di soluzione; non c’erano i presupposti affettivi adeguati per poter condividere una imprevista richiesta di complicità col padre: quest’ultimo gliela impone, pagandogli il silenzio, una modalità coartante e regressiva per mantenere i “suoi vantaggi”.
La scelta peraltro irrazionale di informare la donna del fatto di essere a conoscenza della relazione determina i fatti che daranno origine alla imposizione del silenzio, che innescano un processo anomalo di gestione della conflittualità che non lascia spazio ad un’altra soluzione, porteranno ad epilogo altrimenti evitabile, esigono l’adulto responsabile, che non proponga compromessi gravosi e molesti ad un giovane adolescente, bisognoso di un ambiente sano, e di un modello comportamentale adulto attendibile credibile, che per primo non vada fuori dalle regole, e che quantomeno non accusi il figlio proiettivamente, facendogli inoltre gravare, la sua scelta di pensionamento.

I tentativi sono fatti:
Provoca la donna amante del padre: prima la informa, in seguito le chiede di mostrare l’intimità, smascherare
Provoca il padre: gli ruba dei soldi col bancomat, poi glieli chiede e ha un bancomat suo, non vuole più andare a scuola (capriccio?)
Sembrano una comunicazione inconscia di uscire dal segreto e dal disagio: che sia reso manifesto, cosciente il contenuto (a conoscenza di tutti) e la conseguente presa di responsabilità, che togliendolo dalla complicità (che ripristinerebbe conflittualità col Super-Io) gli risolverebbe dall’esterno in problema-conflitto.

IPOTESI SULLA DINAMICA DEL DELITTO
La risposta della donna che sposta sulla figlia la possibilità della soddisfazione della richiesta-desiderio espressa dal ragazzo, sembra fungere da input per uno spostamento della realizzazione del desiderio.
Nel contempo il padre dà soldi ma aggredisce direttamente o indirettamente il figlio con richieste scolastiche eccessive (la maturità a 17 anni?); era stato rimproverato duramente dal padre la mattina del delitto, prima della lezione,
L’insegnante, rimprovera anche lei aspramente il ragazzo, e poi va al bagno, si allontana per i suoi bisogni più impellenti di lui, (doppiamente incontenibile sul piano corporeo, non sa trattenersi dallo sgridare, e non sa trattenere le funzioni corporee) e così facendo si sposta, lo allontana (separa, sposta), lascia il ragazzo a rimuginare sulla sua rabbia accumulata e/o spostata.

2) RICHIESTA DI COMPLICITA’ (DEL PADRE)=PRODUCE LA DELUSIONE = PORTANDO ALLA VENDETTA

La richiesta di complicità, peraltro insostenibile per un ragazzo ‘immaturo, innesca una chiusura in un segreto non condivisibile, in quanto manca di un corrispettivo che non può essere solo monetario, ma affettivo, la soluzione insoddisfacente, alimenta la delusione; (delusion = delirio di vendetta) la delusione innesca il delirio e la vendetta.

IN SINTESI:
Espressione comportamentale di una soluzione (agito del ragazzo)
La risposta degli adulti (con agiti spostati, violenti invischianti, coartanti) riducono lo spazio libero da conflitti, programmano nel giovane, (con una comunicazione indiretta) tramite input ripetuti irresponsabili, inconsci, un sistema di azioni che sblocchi la situazione conflittuale amplificata e pertanto opprimente, che sta alimentando una soluzione finale involutiva: eliminare l’altro per eliminare la causa del problema (sistema mafioso?).

Da notare: il tipo di complicità offerta e pagata, non ripaga il giovane del suo dispendio energetico, e non è comunque complicità a reciproco vantaggio. (Anche il contratto di complicità deve essere prevedibilmente corretto perché funzioni bene!)

A titolo di esercitazione sui meccanismi mentali intervenienti in queste relazioni interpersonali definibili come patologiche, se non altro per l’epilogo tristissimo, prodotto, ed al fine di non spiegare tutta la vicenda con un’affermazione limitata e fuorviante, quale potrebbe essere quella che vede nella dimensione intrapsichica del ragazzo, la causa del suo male, essendo peraltro minorenne e in quanto tale, sotto la tutela di una patria podestà condivisa, almeno sulla carta, dai coniugi, ci si può porre qualche interrogativi.
Perché il padre riprende con la videocamera, i suoi rapporti sessuali con l’amante?
Perché lascia la videocassetta in casa sua, dove è normalmente prevedibile una incursione della curiosità di altre persone(moglie e figlio)?
Perché mantenere la relazione nascosta, che sia o meno soddisfacente? Solo per “paura” del marito geloso dell’amante?

Dov’è il meccanismo d’innesco patologico che perpetua lo status quo?
Forse non è casuale che sia stato pensato ed accademicamente istituito un Master per diventare genitori; ed un corso su come insegnare ad insegnare rivolto agli insegnanti… oppure basta adottare il “buon senso del buon padre di famiglia” a cui fanno riferimento i giudici nell’applicazione della norma giuridica?

IPOTESI INTRAPSICHICA

COL MODELLO MULTIMEDIALE

L’anamnesi rilevata, insufficiente per molti aspetti, mancando i dati provenienti dalla primissima infanzia del ragazzo, che sarebbero particolarmente utili, per una conferma di problematiche preedipiche,e per una indicazione più precisa, del momento di insorgenza della patologia del ragazzo che, ha commesso un omicidio. E’ pertanto trascurata l’indagine diretta sulla figura materna, e che peraltro viene raramente richiamata direttamente dal figlio, e che come tale appare come fantasma, nello scenario che precede l’evento delittuoso: ”sembra non entrarci affatto”, a detta del figlio.
Considerando quale griglia di partenza, per effettuare una ipotesi diagnostica questi punti essenziali per approntarla:
• il tipo di conflitto intrapsichico ed il trauma che lo riattualizza amplificandolo;
• la fissazione dell’investimento libidico in una particolare zona erogena;
• il coinvolgimento delle strutture formali dell’esperienza;
• tipo di ansia.

Partendo dai dati a nostra conoscenza, presenti prima del delitto,
(partendo dall’evento traumatico derivante dal conflitto) possiamo notare che:

Essendo il conflitto che determina il trauma, per l’impossibilità del soggetto di farvi fronte ricostituendo un qualsiasi equilibrio, ed dato che il conflitto patologico si esprime attraverso il sintomo, si possono sottolineare alcuni dati comportamentali peculiari del soggetto che offrono delle utili indicazioni :
1. la forte generale passività del soggetto, rappresentato dal suo stare molte ore davanti alla televisione, la richiesta di soldi e di piccole cose al padre, che gli procura piacere e che non sembrano saziarlo a sufficienza, (orale ricettiva);
2. in un rapporto quasi simbiotico con la figura materna (verso la quale non è espressa alcuna conflittualità), e alla quale non comunica la sua ‘scoperta, cosa che in qualche modo avrebbe interrotto una situazione quanto mai precaria di equilibrio: egli dorme con la madre, come un’infante, viene escluso il padre dallo scenario simbiotico; si masturba e spia la madre e un’altra donna da cui si dice eroticamente attratto; non lamenta la mancanza di dialogo, e comunque nei confronti del reale percepito come interno ed esterno: paura di dover sempre scappare, di evitare le persone, e una paura più pervasiva di restare isolato, di essere una presenza non desiderabile e la paura di non esistere.
Sembra pertanto complessivamente molto compromessa la dimensione temporale, la sintomatologia coinvolge la sfera del mondo ideativo, ed è presente l’emergenza eclatante di disturbi del pensiero e dell’affetto.
Tutto ciò fa supporre, una struttura soltanto embrionale della personalità: il rapporto con la madre, l’ansia derivante dal conflitto e dal trauma, le psicodinamiche con contenuti di catastrofe, perdita di identità, e di dispersione del corpo e della persona, che facilitano soluzioni estreme di isolamento autistico e di eliminazione di ogni possibilità di rapporto, annullando con esse, la capacità di risposta affettiva all’esterno.
La patologia è identificabile in un quadro sintomatico di psicosi schizofrenica di tipo paranoideo, ma alcuni elementi fanno forse supporre a favore di versante di transizione verso il quadro catatonico, visto un certo riferimento a probabili ipocinesie,(sta sdraiato per ore a vedere la televisione, non fa niente a casa da solo, mancano iniziative coinvolgenti il corpo).

Questo modello d’approccio diagnostico, ci permette un’ipotesi molto importante sulla prevedibilità della pericolosità reale del soggetto nella direzione di una messa in atto dell’aggressività in uno scenario delirante, in cui abbondano elementi persecutori. Il rischio di trasferire, gli elementi persecutori, anche fuori dalla famiglia, di un’esplosione aggressiva, senza premeditazione e organizzazione in quanto la destrutturazione psichica non le permette.

Appare anche importante, che la precisazione diagnostica relativa alle problematiche adolescenziali, può beneficiare di questo tipo di criteri discriminativi, puntuali e verificabili al fine di una corretta valutazione della gravità del disagio e al fine della sensibilizzazione e tutela contro un danno maggiore. Essendo il campo del profitto scolastico, spazio di applicazione dell’ideazione appropriata e quello della socializzazione, spazio della relazionalita’ adattata, indici di compromissione ideativa ed affettiva della conflittualità a monte.

No Comments

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Powered by WordPress