LA CORRETTEZZA METODOLOGICA
COERENZA TRA DIRE E FARE
Le difficoltà che si riscontrano nell’indagine sul ” materiale umano”, derivano dai limiti posti dalla complessità: dalla struttura di personalità del singolo con le sue manifestazioni verbali o corporee e dalla interpretazione del percipiente in primis.
Tutti gli atti verbali e non verbali sono comunicazione. La comunicazione si avvale di codici diversi e per la cui comprensione ha bisogno di una decodifica, di un passaggio da una codifica ad un’altra (ne è da esempio una espressione ed un atteggiamento corporeo, di natura cosciente ed inconscia, da riconoscere e decodificare in un linguaggio semplice descrittivo ( che è spesso verbalmente ed in prevalenza in modo metaforico) al fine di divenire comprensibile e condivisibile.
Mai come nel processo che coinvolge il bambino, il bambino in generale ed il bambino abusato in particolare, si ripresenta il problema della metodologia. Quale metodologia possa risultare più adeguata alla conduzione di un interrogatorio, poiché tale è una serie di domande, ed a volte,, e molte, sono fatte troppe troppe domande.
Il punto di partenza è la richiesta di informazioni su accadimenti, fatti ed eventi nel corso dei quali si è compiuto l’abuso, e delle modalità con cui è si è verificato.
La difficoltà maggiore sta nell’isolare le molteplici variabili intervenienti nell’indagine, in quanto:
1. ogni domanda per definizione si presenta tendenziosa, quanto possa risultare soddisfacente quindi adottare la domanda meno tendenziosa di un’altra
2. nel fatto, che la domanda comporta una prima interpretazione che pone in rilievo l’importanza della risposta per dell’adulto che la formula (e quindi l’inevitabile induzione ed il giudizio)
3. dalla portata dell’ansia e del vissuto, che non solo nel bambino, influenza la comunicazione
4. le caratteristiche del pensiero operatorio più tipicamente del bambino, ma mai abbandonato nel pensiero adulto, che dispone ad una fragilità caratteristica
La metodologia più corretta comporterebbe l’ascolto silenzioso dell’esperto.
Privo di interventi inquisitori, senza domande che per definizione sono: “parole con cui si esprime il desiderio di sapere qualcosa” (Vocabolario Treccani), perché anche le domande aperte e quelle trasversali che fanno riferimento agli amici o all’ambiente, vengono inficiate dalla richiesta e della risposta inconscia del bambino sulla domanda stessa. Le tecniche proiettive, parrebbero le più opportune ma comunque passibili di errore di traduzione ed interpretazione, andrebbero assunte per la loro funzione di indicatori più neutrali.
Lo psicologo esperto potrebbe a ragione affermare che l’indagine obiettiva non possa essere effettivamente realizzabile.
Il problema deriva dal fatto che l’obiettività mal si accorda con la metodologia del processo stesso. Può essere considerata in quanto approssimazione alla imparzialità ed alla correttezza, nel rispetto della persona e dell’età, e nell’età evolutiva curata in particolar modo.
Per la massima semplificazione e applicazione di criteri adeguati alle esigenze reciproche, della persona e del processo, risulta importante conoscere l’errore che al più va evitato.
Ipotesi di applicazione del metodo scientifico, che persegue l’intento di confermare o invalidare qualcosa
Punto di partenza che eviti
Il pregiudizio inevitabile veicolo di manipolazione diretta ed indiretta(sarebbe il caso che l’esperto non dovrebbe conoscere il capo d’accusa presente nel processo, partire da una tabula rasa la costruzione più neutra dei fatti, partendo dalle affermazioni e dai giochi del bambino esaminato.
Evitare:
l’ambiguità
le metafore
le presupposizioni
forme linguistiche
generalizzazioni
le nominalizzazioni ecc.
Scorrettezza = violazione di principi volti al rispetto dell’altro, della sua volontà.
Del corpo e della volontà della persona osservare le sue espressioni spaziali e temporali.
Nell’indagine la comunicazione inconscia scorre parallela a quella conscia intercalandosi spesso. Rimandano a fatti e scorrettezze subite, indicano il desiderio del bambino di essere rispettato, sempre e comunque, e specialmente nella specifica situazione spesso luogo di scontro e di contesa.
La correttezza metodologica si realizza qualora siano note le modalità errate o distorte di raccogliere informazioni e quindi quanto attiene alle regole della riduzione dell’errore.
La richiesta di correttezza ancorata alla fiducia avvertita verso un esperto, viene espressa in modo indiretto (inconscio) attraverso considerazioni che si possono definire di “verifica di funzionalità”, non sovrapposte ad espressioni di “critiche metodologiche”.
Questo tipo di comunicazione (conscia-inconscia) è da tenere in primo piano, in quanto entra nel gioco comunicativo costantemente. Già riportata nella letteratura langsiana, sono state mostrate oltre alla critica implicita, la possibilità di decodificazione, ed indicazioni propositive sulle coordinate da tenere presenti.
Realizzare una osservazione dei fenomeni e ricostruzione dei fatti da coniugare ad un approccio verbale funzionale, oggi si può.
