27 October 2008

- La devianza

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ALCUNE RIFLESSIONI SULLA DEVIANZA (Teresa Bua)

L’ordinamento giuridico positivo (legge scritta) di una società, presenta una maggiore o minore tolleranza, riflettendo la complessità e lo sviluppo socio-economico raggiunto, con le sue peculiari difficoltà di convivenza. Resta ferma ovunque la funzione della legge, che con le sue prescrizioni, guida a comportamenti adeguati alla realtà; nella enunciazione o nel riconoscimento dell’ordine naturale o umano, limita il tempo, lo spazio e la volontà del singolo, per garantire il diritto nella reciprocità. Accanto alle norme di condotta di natura giuridica, coesistono quelle di natura sociale (non scritte), le cui i manifestazioni sono gli usi, le consuetudini e le mode, espressione dei sottesi principi di natura etica, contenuti nella morale sociale ed individuale. Il comportamento che si discosta da una norma o da un sistema di regole, del gruppo o del sottogruppo di appartenenza, più spesso del gruppo sociale dominante, viene dichiarato deviante e condannato con l’emarginazione o con sanzioni sociali di vario tipo. È importante sottolineare che il comportamento deviante con coincide con l’agire antigiuridico caratteristico dei reati. Una distinzione, i reati artificiali (vedi reati fiscali) sono quelli che attengono alle leggi poste dagli uomini, e i reati naturali (vedi l’omicidio) attengono alla legge divina, naturale o razionale, e possono incorrervi solo alcune persone, per predisposizione o condizioni particolari. I reati si suddividono per la gravità del danno inferto, in contravvenzioni e delitti. Sono il risultato prodotto da atti dolosi o colposi illeciti, che per la loro consistenza, apportano pregiudizio quei soggetti che ne subiscono il danno (vittime). La gravità del danno quindi, dà la misura degli eventi delittuosi, ed il danno che può essere indotto da comportamenti volti: 1) Contro la persona, nello specifico, contro il corpo dell’altro; corpo che rimanda alla sacralità della vita e all’intimità, il corpo inconscio inviolabile. E contro la volontà dell’altro, che rimanda alla libertà, all’indipendenza e alla vitalità, all’essere. 2) Contro il patrimonio, costituito dai beni attinenti allo spazio dell’altro, all’avere. 3) Contro lo Stato, in opposizione al riconoscimento dell’Autorità super partes, il suo rifiuto. LE CAUSE DELLE TRASGRESSIONI POSSONO ESSERE DISTINTE: In base al grado di consapevolezza della motivazione all’azione, e quindi differenziabili in: COSCIENTI ed INCONSCE In base alla stimolazione esterna o interna all’azione: SOCIALI ed INDIVIDUALI In base all’appropriatezza comportamentale: PATOLOGICHE e NON PATOLOGICHE Il movente dell’agire antisociale, offre informazioni preziose, relativamente alla personalità del reo e alle sue capacità di autocontrollo, ed uno strumento di previsione sulla recidività all’azione antinormativa, e della connessa possibilità di reinserimento sociale. Partendo delle affermazioni motivazionali adottate dal soggetto, si può fare una prima ipotesi sul grado della consapevolezza relativa ai propri comportamenti, esperita dallo stesso autore, ed avviare una traccia sul profilo psicologico ed il tipo di personalità sottostante. LE MOTIVAZIONI COSCIENTI, prettamente di carattere sociale, sono quelle relative a delle ideologie di gruppo di una cultura e di sottocultura. Le motivazioni inconsce profonde sono prettamente individuali legate alla evoluzione psichica della personalità manifesta, si differenziano in: non patologiche e patologiche. Non patologiche quando sono sostenuti da valori condivisi quali la solidarietà di gruppo, l’altruismo o la nobiltà del movente, il senso di giustizia e di uguaglianza. Patologiche quando attengano alla possibilità, a caratteristiche individuali della personalità che riducono lo spettro delle scelte comportamentali realizzabili, ed inficiano il funzionamento della razionalità quale mediatrice tra realtà ed esigenze psichiche profonde. Distinguibili in: nevrotiche e psicotiche, queste ultime ulteriormente differenziabili in base al grado della organizzazione psichica individuale, in personalità strutturate e personalità non strutturate. LE PSICODINAMICHE DELL’ATTO POSSONO ESSERE RAPPORTABILI A QUESTE FENOMENOLOGIE: - L’effetto frustrante dell’offerta - La difficoltà di controllare l’ambiente (ed inserimento in una realtà sottogruppale) - L’identità negativa La solidarietà di gruppo - La compensazione sintomatica - L’acting out Premesso che gli atti sono tutti manifestazioni di volontà, si precisano le condizioni in cui vengono compiuti gli atti voluti e non voluti. ATTI VOLUTI Possono essere realizzati in base alle intenzioni ed alle aspettative, con proponimenti più o meno palesi: In condizioni di capacità di intendere e volere, parziale capacità di intendere e volere, totale incapacità di intendere e di volere ATTI NON VOLUTI Possono essere realizzati incidentalmente, e nella fattispecie, essere distinti in base al grado della incidenza della accidentalità in: più o meno colposi o al limite con previsione dell’evento come certo LA RAZIONALIZZAZIONE, meccanismo che consente l’autogiustificazione del comportamento deviante, si attiva in momenti diversi: Nei REATI VOLUTI la razionalizzazione precede l’azione ed è contestuale ad una maggiore o minore intensità del dolo. Nei REATI NON VOLUTI la razionalizzazione segue l’azione con esplicitazione delle modalità della sua attuazione. PER QUANTO CONCERNE LA VERGOGNA O IL SENSO DI COLPA: Il reato a livello emotivo può comportare un’autogratificazione (quando il soggetto si sente un eroe) o una disgratificazione (quando il soggetto si avverte indegno), nel caso dell’autosvalutazione, il senso di indegnità, la vergogna, ed il senso di colpa possono essere non patologici, quanto più si approssimano ad una corretta percezione della realtà, e perciò delle conseguenze dell’atto, patologici quanto più se ne discostano. NON VENGONO RICONOSCIUTE COME VALIDE TUTTE LE LEGGI DEL SISTEMA SOCIALE DOMINANTE: Gli ordinamenti giuridici gruppale e sottogruppale possono essere caratterizzati da una maggiore o minore coerenza in relazione alle interferenze tra i contenuti culturali che la qualificano I valori sottesi dall’ordinamento possono essere: • prevalentemente condivisi e protetti giuridicamente o non protetti • prevalentemente non condivisi e protetti giuridicamente o non protetti LA PROTEZIONE è in relazione: al controllo statale, al controllo del macrogruppo e al controllo del microgruppo MOTIVAZIONI INCONSCE Si riprendono i concetti di norme giuridiche, etica sociale e morale individuale, per spiegare il fenomeno che si riscontra quando la percezione del divieto è avvertita come esclusivamente esterna al soggetto, stimola la trasgressione. Il divieto morale diventa stabilmente interno in seguito alla interiorizzazione delle norme, sollecitato dall’ambiente familiare prima ed in seguito nei primi gruppi sociali preformati, ha luogo con meccanismi di apprendimento diversi, diretti ed indiretti, attraverso una prima interiorizzazione inconscia, attraverso la percezione dell’altrui interiorizzazione delle regole, delle figure parentali prima e degli altri adulti successivamente, suggellato infine dal consenso cosciente. La coincidenza tra divieto esterno ed interno, per cui ciò che è vietato risulta anche immorale permette il rispetto della norma e l’efficacia sociale della norma stessa avallato dalla mancanza di conflitto interno/esterno. L’ORIGINE della motivazione inconscia è individuale interna, risultando compromessa:  una corretta percezione di sé, con dispercezioni che minano l’adeguamento alla realtà;  una corretta percezione dell’altro, come altro da sé, essendo prevalente una confusione simbiotica; e come simile a sé, mancando il riconoscimento della differenziazione, nella individualità e nella conformità.  una corretta capacità di interazioni interpersonali, fra sé e l’altro da sé, nella capacità di alternare dipendenza ed indipendenza. RISULTA ALTRESÌ COMPROMESSA L’AFFERMAZIONE DELLA PROPRIA RESPONSABILITÀ: • per l’impossibilità di controllare i propri pensieri e le proprie azioni In questo caso il soggetto dichiara l’origine interna dell’atto vivendosi come agito dall’interno (“non so perché l’ho fatto”) • per l’impossibilità di dominare l’ambiente Il soggetto dichiara l’origine esterna dell’atto, sentendosi trascinato nelle situazioni o provocato dagli altri. L’EFFETTO prodotto dalla motivazione inconscia, sarà una manifestazione comportamentale esterna deviante che trova espressione: NELLA SOTTOLINEATURA DEL DOVERE Quando prevale un disadattamento relazionale per l’incapacità di alternare un ruolo attivo e uno passivo nelle relazioni interpersonali. Sarà preminente un isolamento affettivo, un ristretto spazio di movimento fisico ed una considerevole passività. NELLA SOTTOLINEATURA DEL DIRITTO Quando prevale un disadattamento sociale messa in evidenza nelle situazioni collettive, nella non condivisione delle norme familiari; nelle situazioni di gruppi preformati presenterà iperattività ed impulsività esplosiva che incideranno negativamente sull’adattamento scolastico e lavorativo. A questo punto si può delineare quanto segue: il passaggio del patrimonio normativo, dal contesto sociale al piano individuale avviene durante il processo di socializzazione, il cui ruolo consiste nella facilitazione del processo di interiorizzazione delle norme sociali, partendo da quelle familiari, il risultato si evidenzierà in un buon adattamento sociale a vantaggio della collettività nel suo complesso, ed il cui fallimento sancirà la persistenza della problematica delittuosa. Un conflitto individuale può restare intrapsichico presentando manifestazioni di disagio individuale ed incapacità relazionali, producendo pertanto emarginazione sociale, e devianza. Un conflitto individuale diventa di interesse sociale, quando è agito attraverso comportamenti illeciti, a seguito della mancata interiorizzazione delle norme. Fermo restando che sono perseguiti solo i reati, atti manifestamente antisociali, messi in atto dalla devianza dalla legge penale, va distinta da questa la devianza come giudizio sociale; si può affermare infatti che la devianza non è tutta delittuosa, mentre i delitti sono tutti devianze dall’ordinamento giuridico. La funzione delle subculture devianti, può estrinsecarsi nel contenimento nella legalità di individui con precarie caratteristiche personologiche di tipo autolesivo, oppure regolarsi in attività criminali organizzate basate sulla illegalità, lesive dell’alterità.

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