La chiusura dei 6000 casini Italiani avvenuta nel 1958, dopo una lunga resistenza di 9 anni, per l’adeguamento alla Convenzione ONU per la tratta degli esseri umani del 1949, a cui hanno aderito 69 paesi tra cui l’ Italia, è avvenuta con la legge Merlin che abolendo le case chiuse di Stato ne persegue qualsiasi forma di sfruttamento.
Tra nostalgia tutta italiana, del prostibolo quale luogo di delizie, e riformismo conseguente ai cambiamenti dei costumi sessuali, la prostituzione è divenuta problema, per motivi dovuti:
1. all’invasione nei mercati del sesso, di un numero sempre più elevato di donne straniere, spesso clandestine e minorenni portate nei mercati europei, dovuta alla criminalità organizzata
2. alla scoperta del contagio sessuale dell’AIDS, riferita quindi alla prostituzione come uno dei suoi possibili mezzi di diffusione
3. alla domanda di prostituzione, esotica o meno
Questi i motivi essenziali che hanno stimolato molte proposte legislative tese a combattere le cause sociali,economiche o psicologiche del fenomeno.
Le varie Nazioni hanno approntato misure legislative diverse a seconda della situazione preesistente ed alla peculiare consistenza del fenomeno locale, comunque guidate dalle indicazioni provenienti da accordi internazionali, in tema di traffico di persone.
Perseguita solo in Irlanda, la prostituzione viene tollerata in alcuni paesi come la Danimarca, il Belgio, la prostituzione è diventata prestazione, realtà di un profilo professionale in Germania, registrata in Svizzera, Austria e Grecia dove è previsto anche il controllo sanitario.
Prostituzione in Italia anno 2001
I dati Ministeriali aggiornati al 2001 dal Dipartimento delle Pari Opportunità stimano la presenza di 80.000 persone occupate nel mercato della prostituzione, di cui 50.000 straniere:
il 48% proveniente dall’est Europa
il 22% dall’Africa
il 10% dal sud America.
10.000.000 sono i clienti abituali delle prostitute, il 45,14% della popolazione maschile residente (dati ISTAT degli uomini di età compresa tra i 18 e gli 80 anni) 3.000.000 preferiscono le minorenni a cui avanzano richieste di rapporti non protetti nella maggioranza dei casi, ottenendoli nel 43%; il 21% è di età compresa fra i 19 e i 25 anni. La media è di 30 clienti a lla settimana, il prezzo medio oggi in ribasso è di L. 50.000, ma spesso inferiore, data la concorrenza ed il momento economico.
E’ rilevante Il numero di donne straniere clandestine che perseguite con il rimpatrio, ritornano in Italia.
Il tentativo di dare una soluzione alla più numerosa prostituzione di strada, cheevitata i luoghi più appartati ritenuti pericolosi (68 omicidi di prostitute in un anno in Italia), ha visto presentare in Parlamento una gran quantità di proposte di legge che hanno ventilato sia la riapertura delle stesse, abolizione legge Merlin, o una revisione della stessa o di una nuova regolamentazione, mentre le Amministrazioni Locali hanno approntato delle iniziative parziali in attesa di una legge nazionale.
Il Dipartimento delle Pari Opportunità dal mese di giugno 2000, ha istituito a livello nazionale un numero verde anti-prostituzione gestito a livello locale da vari Comuni, è attuato tramite la collaborazione di Comune, Prefetture, le Questure e le Associazioni di Volontariato, per aiutare le prostitute in difficoltà contro lo sfruttamento, o in problemi più specifici, come violenza subita o gravidanza, offrendo collegamenti con servizi territoriali. Data la complessità e i diversi gradi del fenomeno, per arginare gli aspetti più urgenti della prostituzione di strada, come l’alta conflittualità con gli abitanti: ad esempio a Mestre, il Comune ha optato per un provvedimento specifico quale lo Zoning, che prevede un allontanamento morbido della prostituzione in zone più periferiche, protette, che garantiscano la sicurezza delle ragazze, attuabile, sentiti gli abitanti dei quartieri, con un accordo con le forze dell’ordine, perché non ostacolino gli interventi degli operatori di strada del Servizio Città e Prostituzione del Comune di Venezia, che con un camper si muovono nelle diverse zone, portando avanti un progetto finalizzato a combattere il racket, a tutela della salute e i diritti delle donne.
Ma quali le condizioni favorevoli al contrasto dello sfruttamento e alla tutela dei diritti delle donne che vogliono esercitare la prostituzione come professione? E come attuarle a livello legislativo nazionale?
Una modalità favorente il libero esercizio dell’attività attenta ai diritti umani e lavorativi e e alla convivenza sociale, possibilmente autonoma e autogestita
PROPOSTA
Prevedibilmente, la legalizzazione dell’esercizio della prostituzione permetterebbe alle donne straniere che lo volessero, di continuare a lavorare, nel mercato in cui c’è carenza di offerta.
Legalizzazione e regolamentazione
Organizzate in un “Ordine professionale” autogestito
riservato a persone maggiorenni,
ad iscrizione volontaria che dando un riconoscimento professionale permetta il rilascio di una licenza, rinnovabile, da esporre al pubblico,
- Viene pertanto perseguito l’esercizio illecito della prostituzione
- Vietata l’induzione e lo sfruttamento
Dove?
- Vietata nelle strade
- viene autorizzata in luoghi chiusi privati o pubblici: case private (locate come locali commerciali), club, alberghi
- E’ prevista anche la prostituzione itinerante, a domicilio dei clienti
- previste anche zone a luci rosse (ammesse qui le insegne luminose e pubblicitarie)
- L’attività sarà altrimenti pubblicizzata tramite annunci, con prezziari, a mezzo stampa su quotidiani e giornali
- Vietato l’adescamento fuori dai locali di esercizio
Come?
- È previsto un controllo sanitario obbligatorio e gratuito, con rilascio di certificazione da esibire a richiesta del cliente, ne sarà perseguito il mancato adempimento.
- E’ previsto un controllo fiscale, e quindi la tenuta della contabilità come professionista privata, o in società, o in cooperativa, e l’ emissione di fattura al cliente
- Un controllo sull’esercizio legale
- L’iscrizione ad un Ente Previdenziale, a garanzia dei diritti di assistenza e previdenza
L’attività può essere svolta nei tempi e nei modi concordati col cliente, in libero mercato.
PROPOSTA DI REGOLAMENTAZIONE
L’esercizio della prostituzione è consentito previa iscrizione in appositi Elenchi Comunali che ne formalizzano la regolamentazione.
A tal fine i requisiti essenziali sono la maggior età ed il carattere volontario dell’adesione.
Prevista come attività intramuraria è ammessa in case private o locali pubblici riconoscibili, di cui è ammessa la pubblicità a mezzo stampa ed insegne.
Assoggettata a regime fiscale e previdenziale delle libere attività, soggetta a dichiarazione fiscale e versamenti contributivi all’INPS commisurati al reddito.
E’ prevista l’auto organizzazione nelle diverse forme di esercizio: autonoma, associativa e cooperativa che la singola persona riterrà più idonea a garantire la gestione ottimale dei suoi diritti (orario giornaliero massimo, part –time, giorni di riposo, ferie e maternità tutelate, ecc).
E’ inoltre previsto l’apporto degli interventi territoriali già esistenti o nuovi, volti ad attuare programmi di supporto, prevenzione, informazione ed educazione, al fine di attuare un modello funzionale di soluzione di contrasti e tensioni sociali, atto a promuovere il diritto di tutti.
Saranno pertanto perseguiti:
1. la prostituzione minorile
2. l’induzione e lo sfruttamento personale o commerciale della prostituzione da parte di terzi
3. l’evasione fiscale e contributiva
4. l’esercizio e l’adescamento sulle strade
con pene pecuniarie e detentive commisurate al reato, già stabilite dalle disposizioni vigenti, nei casi non previsti, di cui al punto 4, vengono delegate ai Comuni.
